4 Note D’Autunno, edizione 2016Sì, perchè c’è un tema di carattere generale che mi ronza per la testa da tempo  e che mi piace sviscerare oggi in questa sede.

Parliamo della frequentazione da parte degli appassionati delle cosiddette fiere di Settore Audiofilo-Musicale ed alle aspettative connesse  a tali partecipazioni.

Anche se contro voglia non posso non notare una ormai consolidata liturgia, espressa tipicamente da molti anni soprattutto sul web, nei ben noti forum specialistici. Liturgia che sia apre con l’Attesa e le ipotesi su chi ci sarà, su cosa si vedrà, su cosa si sentirà. Segue poi la Cronaca della visita. Infine, inevitabili, le Critiche a pioggia.  Ora, io, di osservazioni (critiche?) all’essenza ed alla modalità di attuazione di queste manifestazioni (tutte quante anche le più celebrate che si svolgono all’estero, da Monaco a Las Vegas) ne avrei molte da fare. Ma nessuna della natura di quelle che normalmente capita di leggere.

L’appassionato per qualche strano ed imperscrutabile motivo, pare che nella saletta di una fiera si aspetti, direi quasi pretenda, di ritrovare la perfezione dell’ascolto domestico, o in ogni caso di un “corretto ascolto stereo hi-fi”… Senza tuttavia lui per primo rispettare le più elementari, ma obbligatorie, regole dell’ascolto in stereofonia…

E’ veramente diffuso l’atteggiamento di criticare l’allestitore di turno per non aver degnamente posizionato l’impianto con conseguente pessima resa del tutto… (e questi sono i critici più attenti, lasciamo perdere  quelli che pretenderebbero di capire e quindi offrire un augusto parere su un singolo componente di una catena per lo più sconosciuta a priori nella sua globalità…).

Ecco allora che, da antipaticissimo “grillo parlante”, mi tocca cercare di riportare sul trono che gli spetta il buon senso disatteso.

Ma vi ricordate, volete prendere atto, che l’ascolto di un impianto stereofonico è faccenda riservata ad una e una sola persona per volta? Chiunque si ponga anche solo minimamente spostato dal famoso vertice di triangolo in cui è stato focalizzato il suono non può in alcun modo avere la corretta percezione delle potenzialità dell’impianto in questione. MA SOPRATTUTTO non può neppure per sbaglio avere la benchè minima idea di due parametri fondamentali ovvero la resa timbrica e la ricostruzione dell’immagine sonora. Ebbene, guarda caso la critica più diffusa, pressochè costante e generalizzata sul suono degli impianti nelle varie fiere è proprio sulla presunta e dichiarata incapacità di ricostruire una plausibile immagine sonora… MA BENEDETTI AMICI MIEI…!

Nel corso dell’ultima edizione del Milano High-Fidelity dello scorso ottobre al Hotel Melia, ho gestito insieme all’amico Giuliano Bastianello una saletta in cui avevamo installato due coppie di monitor nearfield autoamplificati della Neumann. Ebbene, ad un certo punto, stizzito da osservazioni che veramente mi stavano facendo arrabbiare, ho bloccato tutto ed ho posizionato la coppia di Neumann KH120 esattamente nel modo per cui sono state pensate di suonare e piazzando un’unica sedia nel punto di fuoco, facendo poi alternare gli ospiti presenti nell’unico posto in cui si poteva sentire correttamente quel sistema. Ovviamente il risultato di stupore e soddisfazione da parte di tutti i convenuti è stato eclatante.

Mi permetto quindi di concludere con due osservazioni tanto banali quanto necessarie.

Innanzitutto, quando andate ad una fiera lo scopo dovrebbe essere in primis quello di toccare con mano apparecchi che ormai normalmente si possono vedere solo in fotografia, complice l’ormai endemica crisi dei negozi tradizionali. Poi magari farsi anche un’idea molto generale del suono, avendo però la pazienza di aspettare il momento buono per potersi sedere nell’unica sedia che necessariamente può offrire l’ascolto corretto (e vi garantisco che questa sedia c’è in ogni sala, perchè chi mette a punto l’impianto non può non avere identificato il fuoco con precisione in un punto preciso, pur rendendo disponibile un numero di sedie ben superiore, la classica piccola platea, per inevitabbili esigenze di doverosa e dovuta… ospitalità).

Poi, magari, l’impianto continuerà a non piacervi, ma almeno con cognizione di causa.

Da ultimo, una prece, accorata: fate un favore al mondo e se un impianto per qualche motivo non vi piace, non dite che questo è colpa del DAC, piuttosto che del pre o peggio dei diffusori… Non potete sapere di chi è colpa, anche perchè la colpa sarà sempre e solo dell’impianto nella sua globalità, ovvero di quella determinata combinazione di apparecchi inserita in quel determinato ambiente, che magari in un ambiente differente potrebbe piacervi di più… (ho detto “piacervi”, non migliore o peggiore…)

Quello che ho scritto qui, rileggendo, mi appare come un cumulo di banalità scontate… ma forse, come dicevano i latini: “Repetita Juvant”…

Selfie con l’amico Giorgio Levorato, il mitico “Son” di Peter & Son, dietro le quinte di 4 Note D’Autunno, edizione 2016

Marco Lincetto

A proposito di Marco Lincetto

Marco Lincetto è il fondatore di Velut Luna. Nasce a Padova nel 1961, figlio del grande compositore e pianista Adriano Lincetto, scomparso appena cinquantanovenne nel 1996. Suona il clarinetto, si diploma al liceo classico e per qualche anno studia giurisprudenza a Bologna. Prima di dedicare interamente la sua vita alla Musica, lavora per diversi anni come fotografo professionista. Specializzato in ritrattistica e foto di reportage, è stato allievo di Franco Fontana e nella seconda metà degli anni ’80 si forma alla bottega di Pino Settanni a Roma. Dal 1995 è alla guida di Velut Luna nei molteplici ruoli di imprenditore, produttore e ingegnere del suono (o, come lui ama definirsi, tonmeister). Oltre che per Velut Luna, è accreditato nei ruoli di Sound Engineer ed Executive Producer per etichette discografiche quali Decca, Cpo, Chandos, Brilliant Classic, ARTS, E1 Music/Koch International Classics, Universal e molte altre.


Pubblica un tuo commento

Articolo successivo
Articolo precedente