La prima cosa che devo dire di questo disco è che l’ho ascoltato tutto di fila, dal primo all’ultimo secondo, senza interruzioni.

Vi potrà sembrare una banalità, ma per via del mio lavoro, e quindi da una parte pochissimo tempo a disposizione e dall’altra una inevitabile assuefazione alla Musica che mi porta spesso ad analizzare e classificare, più che… “ascoltare”… Riuscire a farsi catturare da un disco, dimenticandosi del mondo che ti circonda, per me è una cosa notevole. E già solo per questo sono grato ai Corte di Lunas.

Ma scendendo nello specifico va sottolineato subito come questo progetto ti porta a respirare ad altissima quota: è un prodotto  AAA+ di statura internazionale, non secondo a nessuna delle grandi produzioni americane o inglesi.

Ho parlato di “progetto”, perchè si tratta di un vero e proprio concept che partendo dalla Musica, si integra con i racconti narrati in testi immaginifici, nelle fotografie, nei costumi, nella grafica STUPENDA e last but not least un video che è un vero e proprio colossal di stampo hollywoodiano, sulla canzone “Vida”: un video che è un film in 4 minuti e mezzo, con dame e cavalieri, battaglie a cavallo e nuda furia sanguigna, più che sanguinaraia, esattamente come furono gli anni bui in cui sono ambientate le vicende.

La cosa che comunque mi ha entusiasmato di più è proprio questa capacità di ricostruire le storie di un Popolo, valorizzandone  la propria fiera identità, cruda e dura come le terre a cui quel popolo appartiene, fra i monti selvaggi della Slovenia, della Venezia Giulia e del Friuli.

Il basso medioevo delle vicende narrate è pregno di misticismo panteista, con continui rimandi ai probabili veri padri dell’umanità; si arrivano a toccare con mano i “Tre Fradei” dell’omonima canzone, oppure la lunga chioma rossa de “La Dama Bianca”; e si sente l’odore dello zolfo del Diavolo in The Devil’s Bridge (bellissima la “voce” del diavolo, che mai potrebbe essere differente da questa…)

Le sonorità sono sempre intense anche nelle ballad, con suoni potenti e stratificati che richiamano i Jethro Tull delle origini con le chitarre elettriche di Nicolas che ci mandano il ricordo alle chitarre arroventate di Martin Barre in “Broadsword and The Beastie”.

La ritmica è martellante e incalzante con la cassa sempre molto presente e i piatti arretrati, in modo da conferire un impatto altamente ieratico e solenne, a voler cercare più il suono di grandi timpani e gran casse, piuttosto che di una “banale” batteria…

Ma è senza dubbio la voce di Giordana e i flauti di Maria Teresa che seducono, ammaliano, ti catturano trascinandoti dentro a intrecci melodici e armonici di rara bellezza, nel solco di una tradizione nobile ancorchè purtroppo dimenticata.

Il fatto stesso che le armonie siano spesso sostenute dal bordone della ghironda di Martina, terza soave presenza femminile che si integra spledidamente nei Corte di Lunas, la dice lunga sull’appartenenza a pieno titolo di questo disco alla grande e pluridecennale tradizione del Prog Rock di altissimo lignaggio.

Ma, c’è sempre un ma… E’ incredibile a dirsi, vista la maturità e la completezza di questo progetto, ma questo disco, e relativi video, foto e quant’altro è tutto autoprodotto… E’ letteralmente FOLLE che una qualche grande compagnia discografica non si preoccupi di sostenere e lanciare a livello internazionale una band di questo livello e lignaggio.

Io stesso ho saputo della loro esistenza perchè sono stato coinvolto in un piccolo ruolo tecnico (la registrazione dei flauti di Maria Teresa): e temo proprio che se non fosse stato per questo coinvolgimento professionale, mai avrei scoperto questo meraviglioso gruppo.

Ecco, a fronte della meraviglia, della bellezza, del piacere di poter ascoltare questo disco, queste sono le cose che mi fanno anche molto incazzare.

Posso dirlo: questo è il più bel disco di musica “non classica” che io ho ascoltato negli ultimi 15 anni almeno. E, vi garantisco, io, di dischi, ne ho ascoltati tanti…

ECCO INFINE IL LINK AL MERAVIGILOSO VIDEO “VIDA”

https://www.youtube.com/watch?v=ZXYSR2pZsaw

Marco Lincetto

A proposito di Marco Lincetto

Marco Lincetto è il fondatore di Velut Luna. Nasce a Padova nel 1961, figlio del grande compositore e pianista Adriano Lincetto, scomparso appena cinquantanovenne nel 1996. Suona il clarinetto, si diploma al liceo classico e per qualche anno studia giurisprudenza a Bologna. Prima di dedicare interamente la sua vita alla Musica, lavora per diversi anni come fotografo professionista. Specializzato in ritrattistica e foto di reportage, è stato allievo di Franco Fontana e nella seconda metà degli anni ’80 si forma alla bottega di Pino Settanni a Roma. Dal 1995 è alla guida di Velut Luna nei molteplici ruoli di imprenditore, produttore e ingegnere del suono (o, come lui ama definirsi, tonmeister). Oltre che per Velut Luna, è accreditato nei ruoli di Sound Engineer ed Executive Producer per etichette discografiche quali Decca, Cpo, Chandos, Brilliant Classic, ARTS, E1 Music/Koch International Classics, Universal e molte altre.


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