Sapete, credo, bene, quanto io sia un detrattore di tutti coloro che si permettono l’arroganza di giudicare il valore sonoro di una registrazione, di un disco, SOLO dall’analisi di freddi numeri matematici… Oggi, ho la PROVA che questi numeri sono assolutamente INADEGUATI a valutare, non solo il suono in sè e per sè (che poi è… filosofia…) ma anche più banalmente la realtà dei fatti, compiuti.

La famigerata misura del “DR” (Dynamic Range), che alcuni softwarini anche free available permettono a chicchessia di realizzare su qualunque registrazione, ha spinto i guretti della domenica a decidere essere il bastione, il baluardo, dell’ “integrità” audiofila di una registrazione, in base all’elementare considerazione che più è basso il numero, peggiore sarà la registrazione, più è alto, migliore. Ma non solo: loro affermano anche che a numero più basso corrisponde INEVITABILMENTE una maggiore compressione applicata in sede di mastering…

Bingo! Mo’ vi dimostro che non è così…

Ho di recente applicato due differenti procedure di mastering ad un brano da me realizzato, e di prossima pubblicazione: una senza applicare alcuna compressione ed una applicando una compressione piuttosto sofisticata, in due fasi distinte, prima con passaggio analogico e poi con chiusura digitale.

Ebbene: la versione NON compressa ha un DR 10, mentre la versione compressa ha un DR 11. Non solo: la versione compressa offre all’ascolto una maggiore percezione dinamica.

Ripeto a scanso di equivoci:

  • Versione NON compressa = DR10
  • Versione Compressa = DR11 (3db di compressione applicata)

Come si può ottenere un risultato di questo tipo? SAPENDO FARE IL PROPRIO LAVORO!!! (…e col cavolo che vi svelo i miei “segreti professionali”).

Resta il fatto, oggettivo e comprovabile in qualunque momento di questi due files e con disponibilità di verifica di tutto il “workflow” da me svolto (…per i San Tommaso a cui non bastasse questo breve articolo)

La morale, al solito, è sempre la stessa: ASCOLTATE MUSICA, QUELLA CHE VI PIACE DI PIU’, IN LIBERTA’ E SERENITA’. E lasciate fare ai professionisti il loro lavoro.

Meno onanismo e più musica!

Marco Lincetto

A proposito di Marco Lincetto

Marco Lincetto è il fondatore di Velut Luna. Nasce a Padova nel 1961, figlio del grande compositore e pianista Adriano Lincetto, scomparso appena cinquantanovenne nel 1996. Suona il clarinetto, si diploma al liceo classico e per qualche anno studia giurisprudenza a Bologna. Prima di dedicare interamente la sua vita alla Musica, lavora per diversi anni come fotografo professionista. Specializzato in ritrattistica e foto di reportage, è stato allievo di Franco Fontana e nella seconda metà degli anni ’80 si forma alla bottega di Pino Settanni a Roma. Dal 1995 è alla guida di Velut Luna nei molteplici ruoli di imprenditore, produttore e ingegnere del suono (o, come lui ama definirsi, tonmeister). Oltre che per Velut Luna, è accreditato nei ruoli di Sound Engineer ed Executive Producer per etichette discografiche quali Decca, Cpo, Chandos, Brilliant Classic, ARTS, E1 Music/Koch International Classics, Universal e molte altre.


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