Questa è una perdita gravissima e il lutto è grande.

Il Maestro Claudio Scimone è stato uno dei dieci musicisti italiani più importanti e significativi del ‘900. E non accetto replica su questa mia classificazione.
È principalmente grazie a lui se il mondo è venuto a conoscenza della grande letteratura musicale veneta del ‘600 e ‘700: da Vivaldi a Tartini, ai Marcello, ad Albinoni. Prima di lui erano autori pressoché sconosciuti se non a una ristrettissima nicchia di specialisti.
E Scimone è stato un fiero paladino della grande identità culturale del popolo veneto, della Repubblica Serenissima, pur identificandosi senza tema di smentite come autentico cittadino del mondo, cosmopolita ante litteram.

Successivamente, Scimone ha portato alla luce una serie di opere inedite di Rossini, valorizzando al tempo stesso alcune delle più grandi voci liriche internazionali del ‘900.

E poi è stato persona che rappresentava a tutto tondo la MUSICALITÀ (tutto in maiuscolo), nonostante i molti detrattori di cui ha dovuto subire le frecciate, per via della sua visione mai allineata al pensiero musicale comune.

Infine è stato forse il più straordinario scopritore e coordinatore di talenti musicali di sempre, almeno in Italia. I suoi Solisti Veneti, la Sua Orchestra, ha sempre raccolto le migliori eccellenze strumentali, spessissimo giovani inizialmente sconosciuti, valorizzati appunto dal talent scout perfetto che era Claudio.

È una perdita veramente gravissima, nonostante l’età avanzata.
Certe personalità dovrebbero avere il lasciapassare dell’immortalità.
E lo penso davvero.

Mi mancherà. Molto. Anzi, moltissimo.
E dovrebbe mancare anche alla città di Padova, che spero saprà rendergli onore in modo adeguato.
Perdiamo un gigante in una città di nani, quantomeno per quanto riguarda la grande organizzazione musicale.
Sarà impossibile sostituirlo.

Io avevo un rapporto personale molto stretto con lui fin dalla mia più tenera età, per via della enorme amicizia che intercorreva fra lui e mio papà. Ho vissuto, prima indirettamente di riflesso da papà, e poi direttamente come produttore musicale e ingegnere del suono, tutta la sua grande parabola artistica e umana.

Non posso non linkare qua sotto l’ultima testimonianza che mi ha voluto regalare circa tre anni fa, ovvero la lunga intervista che gli ho fatto in cui racconta a modo suo la sua vita e soprattutto la sua “visione” della musica, con toni e con spirito rilassati dalla nostra lunga amicizia: nulla a che vedere con le più o meno paludate, infinite, altre interviste da lui rilasciate nel corso della sua vita.
È una testimonianza che non ho problemi a definire unica e assolutamente imperdibile se non l’avete già ascoltata.
Mai prima Claudio si era raccontato così a lungo e così a fondo.

Uno dei tantissimi ricordi che terrò sempre con me.

Condoglianze veramente sentite a Clementine.

Marco Lincetto


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