Burattino Senza Fili 2017: fra i non tanti possibili, questo è per me uno dei regali di Natale più belli.

Con un colpo di coda degno dei grandi Bennato festeggia i 40 anni dall’uscita di uno dei suoi due dischi più significativi (l’altro è “Sono solo Canzonette”), non con un classico “remastering”, ma proprio REINCIDENDOLO completamente, con nuovi arrangiamenti e nuovi musicisti. E lo fa alla “velocità della luce”, veramente “fotonico”, visto che sulla confezione è chiaramente indicato che il disco è stato registrato in ottobre 2017… ed è in edicola a metà novembre. Vi garantisco che registrare, mixare e far arrivare nel punto vendita un disco come questo in meno di un mese non è impresa facile.

Ma sono molte le considerazioni da fare, credo interessanti. Innanzitutto proprio la decisione di ri-registrare ex novo una propria operra di tanti anni prima. E’ una scelta che non solo condivido, ma che proprio mi entusiasma! Non è la prima volta che accade, ma certamente operazioni di questo tipo si contano sulle dita di una paio di mani… Mi viene in mente ad esempio un’operazione analoga realizzata nel 2003 da Mike Oldfield per il suo “Tubular Bells” (anche quella operazione, strepitosa…). Dicevo che mi entusiasma… Sì, perchè per prima cosa dimostra a tanti appassionati ossessivamente cristallizzati su un’idea di suono e musica immobile, quanto in realtà nulla sia più fluido e mutevole della musica e della sua percezione, nello spazio, ma soprattutto nel tempo. I gusti cambiano, anche e soprattutto da parte dei creativi. Lo vedo ogni giorno nel mio lavoro e lo sperimento proprio su me stesso: quasi sempre, riascoltando mie produzioni di 20 o 25 anni fa, le amo per come sono, ma oggi le rifarei in modo anche radicalmente differente. E a voltre lo faccio proprio… Se un grande artista – come nel caso di Edoardo Bennato – è ancora nel pieno della sua creatività, e attività, questa del “remake” è una straordinaria opportunità da non perdere.

Ma veniamo al disco in sè. Bhè, avrete già capito che mi è piaciuto. Tanto. Tantissimo. La scelta creativa è stata quella di rispettare abbastanza fedelmente la struttura dei brani, variando anche sensibilmente le sonorità., Che sono e restano saldamente acustiche. Direi addirittura con venature country a tratti. Molto piacevolmente country, devo dire. Ma ovviamente non manca il rock, con tutta la forza di una sezione chitarre da urlo. Il riff del nuovo brano “Lucignolo” è a dir poco travolgente, a conferma se mai ce ne fosse stato bisogno che il VERO ROCK’N’ROLL e il VERO BLUES in Italia stanno saldamente ancorati nella baia di Napoli…

Ma a trovare ancora più spazio che in passato sono gli archi, quelli veri. Bennato è stato forse il primo fra gli artisti rock e dintorni italiani a fare un largo uso di questi nobili strumenti di provenienza strettamente “classica”. E qui lo fa con l’agile e versatile formazione del quartetto, che è presente in due brani. Ma Bennato non si fa mancare nulla e infila anche una sezione di fiati “quasi dixie” nel brano di apertura, anche questo nuovo, “Mastro Geppetto”. Da “autore” si prende anche il lusso di “rileggere” “Tu grillo parlante” a cui cambia titolo in “Che comico il grillo parlante” e anche il testo, aggiornandolo ai tempi…

Insomma, un VERO nuovo disco, dotato di tutta la freschezza della novità assoluta, ma anche del blasone di una delle opere più significative della musica non classica italiana degli anni ’70 e ’80.

 

Parliamo di registrazione. Che è stata realizzata da veramente tante mani differenti in tanti studi diversi – 9 per l’esattezza. Ma incredibilmente (…o forse non tanto incredibilmente…) il risultato è di eccellenza assoluta. E permettetemi di sottolineare questo concetto. Il disco suona sì forte, ma sempre plausibile: la voce  e tutti gli strumenti sono presenti ma sempre correttamente collocati nello spazio. Totalmente assente ogni riverbero malandrino e furbo: il suono è piacevolmente rotondo, ma sempre definito e diretto. Viene voglia di alzare il volume, nonostante una masterizzazione certamente spinta, ma spinta con intelligenza: infatti se si va ad analizzare la curva del segnale ci si rende conto di come il fattore di cresta, che è il VERO E UNICO elemento da valutare per capire se un disco è mastetiozzato bene o no, è sempre lindo, pulito e cristallino. Non so che macchine sono state usate per questo lavoro, ma percepisco tanto, tanto, tanto analogico ad ogni stadio del processo…

Ultima considerazione di natura commerciale: il disco è stato pubblicato in edicola tramite la Mondadori. Non in abbinamento ad una testata specifica, ma “solo” allegato ad un cartoncino che ne giustificasse l’invio in edicola: in pratica è una vera e propria nuova uscita discografica per cui è stata scelta l’edicola come veicolo di vendita. Vi suggerisce qualcosa questa scelta? A me sì, ovvero che purtroppo i negozi di dischi tradizionali sono morti e defunti. E credetemi, lo dico e lo scrivio con grande rammarico. Ma temo che dobbiamo prenderne atto. Adesso vedremo il percorso di questo disco in ambito digitale (streaming e dintorni), ma il futuro è quasi a un punto di non ritorno…

Possiedo ovviamente le tre versioni principali del disco originale uscite negli anni, ovvero la prima stampa analogica, comprata quando uscì e sensibilmente deteriirata da 40 anni di passaggi; poi la prima versione in CD di metà anni ’80 circa ed infine una versione “Gold 24k” che era stata pubblicata credo nei primi anni 2000. Ora penso che per un bel po’ mi ascolterò questa, con estremo piacere.

Consigliatissimo!!!

 

Marco Lincetto

A proposito di Marco Lincetto

Marco Lincetto è il fondatore di Velut Luna. Nasce a Padova nel 1961, figlio del grande compositore e pianista Adriano Lincetto, scomparso appena cinquantanovenne nel 1996. Suona il clarinetto, si diploma al liceo classico e per qualche anno studia giurisprudenza a Bologna. Prima di dedicare interamente la sua vita alla Musica, lavora per diversi anni come fotografo professionista. Specializzato in ritrattistica e foto di reportage, è stato allievo di Franco Fontana e nella seconda metà degli anni ’80 si forma alla bottega di Pino Settanni a Roma. Dal 1995 è alla guida di Velut Luna nei molteplici ruoli di imprenditore, produttore e ingegnere del suono (o, come lui ama definirsi, tonmeister). Oltre che per Velut Luna, è accreditato nei ruoli di Sound Engineer ed Executive Producer per etichette discografiche quali Decca, Cpo, Chandos, Brilliant Classic, ARTS, E1 Music/Koch International Classics, Universal e molte altre.


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