Sono andato ad intervistare Eugenio nella sua bella casa di Milano, centrale ma non troppo, in un tiepido pomeriggio di metà novembre, in quel momento della giornata in cui il sole è ancora alto, ma sta iniziando a calare, racchiudendo in sè le storie, i segreti, i pensieri detti e non detti, di una lunga giornata.

Un po’ il momento della vita di Finardi…

Il nostro protagonista di oggi è senza tema di smentita uno dei più significativi autori ed interpreti della canzone, non solo italiana, degli ultimi quarant’anni almeno.

Oriundo americano – Eugenio è molto orgoglioso del suo doppio passaporto, per via della mamma, cantante lirica, appunto, americana – questo suo dualismo ha fin da piccolo segnato la sua vita. Direi in senso estremamente positivo.

In questa intervista, Finardi fa un po’ il punto di più di quarant’anni di carriera. Dai primi passi fra la fine degli anni ’60 ed i primi anni ’70, in cui si trasforma da polistrumentista in autore, passando per un momento importantissimo quale è stata di fatto la fondazione delle “radio libere” in Italia, periodo in cui ha svolto con grande passione anche il ruolo di “conduttore/autore” radiofonico a Radio Popolare.

E poi via via il rapporto con gli altri musicisti: l’amicizia e la stretta collaborazione con gli Area, ma soprattutto l’amicizia profonda con Demetrio Stratos, che lo porta a seguirlo nella Cramps Records, una delle grandi compagnie disografiche indipendenti dell’epoca.

Eugenio ci racconta del raggiungimento del grande successo, del rapporto, molto tormentato, con i lustrini del Festival di Sanremo ed il mondo delle major discografiche, fino ad arrivare alla fase forse più oscura, ma senz’altro più stimolante, all’inizio degli anni 2000, in cui sceglie volontariamente di non scrivere più musica nuova, ma di dedicarsi all’esplorazione di altri “generi” musicali come puro interprete: ed ecco i dischi dedicati alla musica sacra, al Fado, al suo grande amore di sempre, il blues, ed infine l’esperienza “classica” con l’omaggio a Vladimir Visotsky che gli porterà il Premio Tenco come miglior interprete italiano del 2008.

Infine il presente, con il nuovissimo, bellissimo album “Fibrillante”.

In ogni fase dell’intervista Finardi si racconta come mai prima, rivelando aneddoti e storie poco o per nulla conosciute.

Ed ancora una volta Pugno di ferro in guanto di Velut si conferma come lo spazio in cui i grandi protagonisti del nostro tempo si raccontano come in nessun altro luogo virtuale del web o dell’etere…

Buon ascolto.

 

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