Adriano Lincetto ha dedicato una parte importante della sua vita all’educazione musicale ed alla valorizzazione dei giovani talenti, nel suo ruolo di docente di pianoforte, titolare di cattedra a partire dal 1966. E questa importante attività formativa e didattica lo ha visto protagonista all’interno del Conservatorio di Musica “Cesare Pollini” di Padova per oltre 30 anni: conservatorio che ha anche guidato con tenacia e caparbietà negli ultimi 10 anni della sua vita, prima della prematura scomparsa avvenuta il 24 aprile 1996.

Il flauto è uno strumento molto importante e considerato nell’ambito del corpus delle composizioni di Adriano Lincetto. Ed un motivo importante, forse il più importante, ci porta a fare riferimento alla principale fonte ispirativa del Maestro padovano, quella che sottende a tutte le sue composizioni: la vicinanza agli interpreti.

È noto, come ben sottolinea anche il grande Radu Lidijenko nei suoi scritti critici sul Maestro di Padova, che Lincetto scriveva senza dubbio perchè “non poteva non scrivere”:  la sua era cioè un’esigenza primaria del suo essere artista; ma poi, parimenti, scrivere per lui significava anche “donare” la sua musica ai suoi amici, oppure, a suo figlio Francesco, che guarda caso, è stato un eccellente flautista. A questo proposito non si può dimenticare che una parte importante della carriera concertistica di Adriano Lincetto pianista si sia sviluppata nella formazione del duo cameristico con flauto, con Enzo Caroli, negli anni ’70 e ’80.

Ecco dunque che la maggior parte delle composizioni presenti in questo disco sono scritte, pensate, dedicate a questi importanti… amici.

È sempre difficile parlare dello stile compositivo di un autore del secondo ‘900, chiaramente indipendente, ovvero svincolato dai dettami delle “scuole” (“di regime”, permettetemi di aggiungere con voluto spirito polemico…). È difficile perchè una persona sensibile e profondamente colta non può non essere influenzata dalle stratificazioni di mille e più anni di letteratura musicale pregressa. E questo in modo consapevole, ma certamente più ancora inconsapevole. È quindi compito arduo per il “bravo critico” cercare di identificare ed isolare queste fonti di ispirazione.

Con certezza Lincetto era innamorato dell’innovazione radicale portata nel mondo della musica da due massimi rivoluzionari quali Debussy e Stravinsky, dei quali a volte Lincetto cita modi e consuetudini. Ma non era insensibile neppure alla capacità di sintesi della grande musica popolare dell’Est europeo compiuta da autori come Bartok o Prokofiev.

Adriano Lincetto è dunque sicuramente figlio del ‘900 (anche se non si può dimenticare una fondamentale composizione per orchestra d’archi del 1980 che si intitolava in modo significativo “Suite per Paer”). Scavando più nel dettaglio, è molto interessante rilevare una forte necessità di comunicare all’interprete la sua visione delle note scritte sul pentagramma, anche usando la parola: sono sempre illuminanti e direi fulminanti, le definizioni dei singoli movimenti e le indicazioni agogiche lungo la partitura. Prendendo ad esempio paradigmatico la Sonata per flauto e pianoforte, possiamo e dobbiamo notare i titoli dei movimenti: Allegro spigliato, Andante elegiaco, Allegro ironico e grottesco. Non manca mai un aggettivo alle classiche definizioni: aggettivi sempre molto precisi, che fanno percepire all’interprete sensibile la quasi disperata esigenza dell’autore che la sua musica sia capita fino in fondo. Non di meno le indicazioni agogiche: “scorrevole, ma marcato” si legge all’inizio del terzo movimento della Sonata…  Ecco, la vera grande difficoltà nel tradurre in suoni le composizioni di Lincetto sta, più ancora che non nella stretta difficoltà tecnica di eseguire le note corettamente, nel riuscire a comprendere fino in fondo ciò che con tanta fantasia e caparbietà l’autore ha cercato di comunicare con quelle note, non disgiunte dalle parole che vogliono ulteriormente definirle.

Questa “ansia” comunicativa, infine, allontana nettamente l’autore dall’asciuttezza algida dei grandissimi del passato, quali ad esempio J.S. Bach, che invece notoriamente lasciava quasi esclusivamente alla nota scritta sul pentagramma tutto il suo messaggio artistico (per la gioia un po’ perversa dei tanti fantasiosi interpreti che nel corso dei secoli si sono cimentati con la musica del sommo autore tedesco).

Mi sono sempre chiesto come Adriano Lincetto avrebbe vissuto questa nuova era e mi sono sempre risposto che si sarebbe divertito tantissimo e forse avrebbe trovato il suo più autentico “habitat artististico” naturale. Purtroppo Adriano Lincetto è prematuramente scomparso all’alba della nuova era, ed ogni nostra curiosità è inesorabilmente destinata a restare senza risposta.

 

Adriano Lincetto con la moglie Paola, dopo un concerto nel 1959

Adriano Lincetto con la moglie Paola, dopo un concerto nel 1959.

 

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Adriano Lincetto dedicated a large part of his life to music education and to the promotion of new talents in his role of piano teacher for which he owned the professorship since 1966. He dedicated himself to this important formative and didactic activity at the Conservatorio”Cesare Pollini” in Padua for over 30 years. He led this same conservatory during the last 10 years of his life, before his premature death on April 24th 1996. 

The flute is a very important instrument that has an influential place in Adriano Lincetto’s compositions. Another important aspect in the works of the Maestro, present in each one of his compositions, is the closeness to the interpreters.

It is well known, as Radu Lijtnko underlines in his critical essays on the Maestro from Padua, that Adriano Lincetto wrote because he couldn’t help it; writing was a primary need of his being an artist. Writing for him was also a way to donate his music to his friends and to his son Francesco, that was, not by chance, an excellent flutist. We want to remind you that an important part of the concert career of the pianist Adriano Lincetto developed in the creation of the flute duet with Enzo Caroli in the 70’s and 80’s.

The greatest majority of the compositions in this record are written, thought  and dedicated to these important… friends.

 It’s not easy to speak about the style of the compositions of an author of the second half of the 20th century that is clearly independent, that is not influenced by the dictates of the schools of that time (I’d rather say with a polemic hint “of the regime”). It’s hard because a sensitive and cultured person cannot be influenced by the previous thousands years of music literature. All this knowingly but  even more unknowingly. It’s a hard task for the good scholar to identify and isolate these influences and sources of inspiration.

What we can assert is that Lincetto was in love with the radical innovation in the music field that two music revolutionaries – Debussy and Stravinsky – brought. Lincetto many times quotes uses and habits of these two composers. He also loved the great eastern music and its ability of synthesis represented by Bartok or Prokofiev.

Adriano Lincetto is by no means a son of his time, the 20th century (his composition for string orchestra titled “Suite per Paer” composed in 1980 cannot be ignored).

Going into details we can notice that he had this need of communicating to the interpreter his vision of the notes that were written on the staff using also words. His definitions of the single movements and the hints on the score are always revelatory and striking. A very clear example is Sonata for Flute and Piano. The titles of the different movements are explanatory: Allegro Spigliato (Allegro Jaunty), Andante Elegiaco (Andante Elegiac), Allegro Ironico e Grottesco (Allegro Ironic and Grotesque). He adds adjectives to the classical definitions and these adjectives are very precise and communicate to the interpreter his strong need to make clear what he meant, his will to make his music completely understood. Also the notes on the score are very detailed: you can read at the beginning of the third movement of the sonata: Scorrevole ma Marcato (Fluent but Emphasized) …

 The hardship in transforming into sounds Lincetto’s compositions lays not in the technical difficulties of the execution but in understanding exactly what the author wanted to communicate with so much fantasy and stubbornness in those notes and in the words that he used.

 His anxiety to communicate puts the author distant from the great composers of the past. J.S. Bach for example let his artistic message to the keys on the score – with great joy of all those performers that have played the music of the great German author with a lot of fantasy.

Adriano Lincetto is a son of the 20th century but he is also a forerunner of the 21st century, the century of direct and fast communication, the century of internet and the social networks.

I sometimes wonder how Adriano Lincetto would have lived in this new era and many times I tell myself that he would have loved it and he would have enjoyed it. Maybe he would have found his natural “artistic habitat”. Unfortunately Adriano Lincetto died prematurely at the dawn of this new era and all our doubts are destined to remain.

Marco Lincetto

A proposito di Marco Lincetto

Marco Lincetto è il fondatore di Velut Luna. Nasce a Padova nel 1961, figlio del grande compositore e pianista Adriano Lincetto, scomparso appena cinquantanovenne nel 1996. Suona il clarinetto, si diploma al liceo classico e per qualche anno studia giurisprudenza a Bologna. Prima di dedicare interamente la sua vita alla Musica, lavora per diversi anni come fotografo professionista. Specializzato in ritrattistica e foto di reportage, è stato allievo di Franco Fontana e nella seconda metà degli anni ’80 si forma alla bottega di Pino Settanni a Roma. Dal 1995 è alla guida di Velut Luna nei molteplici ruoli di imprenditore, produttore e ingegnere del suono (o, come lui ama definirsi, tonmeister). Oltre che per Velut Luna, è accreditato nei ruoli di Sound Engineer ed Executive Producer per etichette discografiche quali Decca, Cpo, Chandos, Brilliant Classic, ARTS, E1 Music/Koch International Classics, Universal e molte altre.


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