Questo è uno dei dischi più belli che io abbia mai realizzato. Il tema è affascinante e ci propone una cultura millenaria nella sua forma più recente, frutto dei travagli, delle passioni, dell’altissimo profilo di un grande popolo. E lo fa attraverso una scrittura colta, ma al tempo stesso, immediata. E il tramite sono due interpreti straordinarie, Valeria Fubini e Anna Barbero, di cui in calce troverete tutte le informazioni biografiche.

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Ma lascio al bellissimo testo di presentazione a firma dell’eminente Prof. Enrico Fubini una disamina molto più profonda di quanto non potrei fare io.

“È vero che Israele è un paese giovane. Ma per capire le sue caratteristiche culturali non si può dimenticare che tutti coloro che nel corso del Novecento hanno scelto di emigrare dal proprio paese d’origine per approdare nella terra dei padri hanno portato con sé un ricco bagaglio di tradizioni, di linguaggio, di cultura, di canti e di melodie che hanno lasciato un segno profondo. I musicisti israeliani delle prime generazioni, per lo più di origine europea, sono quasi tutti giunti in Israele in tenera età con le proprie famiglie, hanno studiato e si sono formati nelle giovani istituzioni musicali del paese a contatto con altri musicisti di diverse provenienze e di diverse tradizioni musicali. Pur nelle ovvie differenze, essi condividono alcune caratteristiche: il forte legame con una tradizione religiosa densa di melodie e di canti ascoltate nelle loro famiglie d’origine, gli echi del folclore israeliano arricchito dalle esperienze musicali portate soprattutto dagli ebrei orientali e dagli ebrei originari dei paesi arabi, anche se il radicamento nel patrimonio musicale e culturale europeo non è dimenticato e forma con le altre componenti un humus musicale originale che è stato chiamato stile mediterraneo.
Ascoltando i bellissimi canti eseguiti in questo disco non ci si deve aspettare di ritrovare le tendenze e le esperienze delle avanguardie novecentesche. La dodecafonia della scuola di Vienna o più tardi la serialità della scuola di Darmstadt sono esperienze del tutto estranee alle aspirazioni di questi musicisti, impegnati in un contesto culturale molto lontano dalle avanguardie europee. Il loro orizzonte musicale è da una parte legato ancora alle scuole nazionali della fine dell’Ottocento o dell’inizio del Novecento anche se nutrito di nuovi accenti in cui i modi, le melodie, le scale della musica del Medio Oriente sono spesso presenti, fondendosi in un nuovo originale contesto. Le avanguardie sono lontane in quanto il musicista israeliano del Novecento ha come primo obiettivo di essere capito e ascoltato da tutti, e perciò compone musica che contribuisca a forgiare culturalmente e musicalmente il nuovo paese creando melodie accessibili a tutto il popolo.
Molti canti, su testi di poeti israeliani, a volte di ispirazione biblica, composti ben oltre mezzo secolo or sono, hanno acquistato una straordinaria popolarità e sono tuttora conosciuti in tutto il paese: essi vanno ascoltati, apprezzati e giudicati secondo un metro assai diverso rispetto a quello con cui si giudica la musica europea degli stessi anni. Il linguaggio dei musicisti israeliani è apparentemente semplice, facilmente orecchiabile ma denso di slancio, di emozione, di pathos, di molteplici richiami sia letterari che musicali a tradizioni antiche. I musicisti israeliani eseguiti in questo disco sono tra i più conosciuti e anche tra i più popolari in Israele.

 

Paul Ben Haim, (nato nel 1907 in Germania, emigrato in Palestina nel ‘33 e morto in Israele nel 1984) può considerarsi, con Alexander Boscovitch e con Mordechai Zeira come uno dei padri della nuova scuola ed è tra le personalità che hanno maggiormente contribuito a creare la nuova identità musicale israeliana. Di Zeira (nato a Kiev nel 1904, emigrato in Israele nel 1924 e morto nel 1968), autore di decine di canti rimasti tuttora vivi nella cultura israeliana, viene eseguito Foglie cadute, triste canto, con struggenti cromatismi e dolci melodie discendenti, scritto ed eseguito ancor oggi in ricordo dei caduti nelle guerre d’Israele. Di Paul Ben Haim vengono presentate quattro canzoni scritte per bambini, Ninna nanna, Pioggia, L’orologio è stanco, Vento (testi della poetessa Miriam Stekeles) di raffinata fattura, con accenti impressionistici e con delicato intento onomatopeico.

 

Le composizioni di Yehezkel Braun (nato nel 1922 e emigrato in Israele con la famiglia in tenerissima età) allievo di Boscovich, sono su testi d’amore di una grande poetessa israeliana, Lea Goldberg, e sono tratti da una raccolta dal titolo Canti della colomba e del giglio: composizioni che si distinguono per un delicato lirismo, e per un linguaggio musicale più vicino alla sensibilità moderna, con intervalli modali di grande efficacia.

 

Tzvi Avni, di una generazione più giovane (nato nel 1927 a Saarbrucken, emigrato in Israele ancora bambino) è tra i compositori israeliani più conosciuti ed apprezzati anche fuori della sua patria e a lui sono state dedicate parecchie composizioni tra le sue più significative. Tra i compositori israeliani è quello forse che ha risentito maggiormente del linguaggio musicale europeo novecentesco, forse anche per i suoi lunghi soggiorni di studio negli Stati Uniti. Molte sue composizioni sono politonali o al limite dell’atonalità, anche se il suo linguaggio è sempre facilmente accessibile e di grande efficacia emotiva. Tra i canti presentati, quattro appartengono ad una raccolta Accanto alla profondità del fiume tratta da poesie di grande intensità espressiva trovate tra le carte di Mati Katz, un giovane soldato caduto in Libano, In me vive un altro, E’ caduta una stella, Accanto ad un fiume profondo, Alla terra morta, ed a lui sono dedicate queste composizioni. L’agile ed efficace linguaggio musicale di Avni, ormai lontano dalla liederistica ottocentesca di altri musicisti israeliani, vicino piuttosto per certi aspetti alle avanguardie novecentesche, sottolinea ed esalta espressività dei versi poetici di questo giovane soldato che vive nella tragica esperienza della guerra e che forse presagisce la sua prematura morte. Di Zvi Avni sono qui presentati ancora i Tre piccoli canti notturni, musica di grande potenza espressiva, su brevi e intensi testi della poetessa Lea Goldberg.

 

Di David Zehavi, viene eseguito Elì Elì (Mio Dio, mio Dio), canto molto popolare in Israele che viene sempre eseguito nel giorno della Shoà e nel giorno in cui si ricordano i caduti in guerra: dolce e distesa melodia dai commoventi accenti lirici. Di Eran El Bar, giovane musicista, nato in Israele nel 1967, viene eseguito Canzone, a dimostrazione forse che non tutta la musica prodotta in Israele si dispiega in toni elegiaci e nostalgici: la Canzone di El Bar si snoda infatti su toni di dolce e leggera ironia, mimando con levità un pianismo d’altri tempi e un canto sospeso su toni di allegra spensieratezza, sentimenti rari nel mondo musicale israeliano. Anche se Israele è stata indubbiamente la terra dove il canto ebraico è fiorito rigogliosamente, senza rinnegare il passato, ma proiettandosi nel futuro e ponendo come suo centro la nuova terra con le sue gioie e i suoi tanti dolori, parecchi musicisti europei, ebrei e non ebrei, hanno ripreso nel corso del Novecento temi musicali e letterari del mondo ebraico diasporico, sia propri della cultura aschenazita, sia della cultura sefardita.

L’ultima parte di questo disco presenta composizioni di illustri musicisti quali Ravel, Milhaud, Rodrigo e Castelnuovo-Tedesco. I bellissimi canti di Ravel, scritti agli inizi del ‘900 riprendono l’uno il Kadish, preghiera della liturgia ebraica su temi aschenaziti di struggente bellezza, l’altro L’enigme eternelle un brevissimo testo hassidico che condensa in un motto sinteticamente surreale il mistero della vita..
Anche i canti di Milhaud, sono su temi hassidici, anche se il testo è in francese, con melodie tipiche del mondo ebraico orientale anche se in una libera rielaborazione del musicista francese. I canti dello spagnolo Joaquìn Rodrigo e dell’italiano Mario Castelnuovo-Tedesco, riprendono motivi propri della tradizione popolare sefardita, su tematiche amorose, con la loro distesa e limpida melodicità mediterranea. Il mondo musicale ebraico è vario e presenta stili e tradizioni disparate e anche molto lontane tra loro come dimostra già questa breve rassegna: ciò che forse li accomuna è lo stesso pathos, la stessa emozione non priva spesso di accenti ironici, un certo afflato nostalgico, gli stessi richiami ad una millenaria tradizione, che oggi conosce la sua rinascita e la sua continuazione in Israele, dove ha ritrovato nuova vita e nuovi accenti in una prospettiva culturale e musicale profondamente mutata che va al di là della nostalgica rievocazione.
Enrico Fubini

Tradition and renewal
It is true that Israel is a young country. But if its cultural characteristics are to be understood, it must be borne in mind that all those who chose, in the 20th century, to emigrate from their home country and settle in the land of their fathers brought with them a rich heritage of traditions, language, culture, songs and melodies that left a deep mark. The Israeli musicians of the first generations, mainly of European origin, almost all went to Israel at an early age with their families, and studied and trained in Israel’s new musical institutions side by side with musicians from different countries and different musical traditions. Despite these obvious differences, they shared certain characteristics: the powerful bond with a religious tradition teeming with melodies and songs they had heard in their birth families, the echoes of Israeli folk melodies enriched with musical experiences brought, above all, by Eastern Jews and those from Arab countries – although they did not forget their roots in the European musical and cultural heritage, thus forming in conjunction with the other components an original musical humus to which was given the name of Mediterranean style. Listening to the beautiful songs performed on this cd, we must not expect to rediscover the tendencies and experiences of the 20th-century avant garde. The Vienna school’s twelve-tone system or, later, the serial nature of the school of Darmstadt are experiences quite outside the aspirations of these musicians, occupied as they were in a cultural context that was far distant from the European avant garde. Their musical horizon is on the one hand still linked to the national schools of the late 19th and early 20th centuries, though nourished by new accents where the modes, the melodies and the scales of Middle Eastern music are often to be found, blended in a new, original context. This is a long way from the avant garde insofar as the main objective of the 20th-century Israeli musician is to be understood and listened to by everyone, and for this reason s/he composed music that would contribute to the cultural and musical fashioning of the new country through the creation of melodies that would be accessible to all. Many songs, with texts by Israeli poets, sometimes of biblical inspiration, composed more than fifty years ago, have gained extraordinary popularity and are still known throughout the country: they are listened to, prized and evaluated according to a very different criterion than that applied in the evaluation of the European music of the same period. The language of Israeli musicians is apparently simple, easy on the ear but rich in momentum, emotion, pathos, and references, both musical and literary, to ancient traditions. The Israeli musicians whose work can be heard on this compact disc are among the best-known and most popular in Israel.

Paul Ben Haim, (who was born in 1907 in Germany, emigrated to Palestine in 1933 and died in Israel in 1984) can be considered, with Alexander Boscovitch and Mordechai Zeira, one of the fathers of the new school and is among the personages who have made the greatest contribution to the creation of the new Israeli musical identity. Zeira (who was born in Kiev in 1904, emigrated to Israel in 1924 and died in 1968), composer of dozens of songs that are still a living part of Israeli culture, is the composer of Fallen leaves, a sad song, with poignant colourings and gentle, descending melodies, written and still performed today in memory of those who died in the wars of Israel. Four songs for children by Paul Ben Haim are presented: Lullaby, Rain, The clock is tired, and Wind (words by the poet Miriam Stekeles), of refined workmanship, with impressionistic accents and a delicate hint of onomatopoeia.

The compositions of Yehezkel Braun (who was born in 1922 and emigrated to Israel with his family at a very early age), a pupil of Boscovich, accompany love poems by a great Israeli poet, Lea Goldberg, and were taken from a collection entitled Songs of the dove and the lily: these compositions are distinguished by a delicate lyricism, and a musical language close to modern sensibilities, with very effective modal intervals.

Tzvi Avni, a generation younger (he was born in 1927 in Saarbrucken, and emigrated to Israel while still a child) is among the best-known and most respected Israeli composers at home and abroad; a number of his most important compositions are included here. He is perhaps the Israeli composer who has been most influenced by 20th-century European musical language, perhaps in part because of his long periods of study in the United States. Many of his works are polytonal or on the verge of atonality, though his language is always easily accessible and emotionally very effective. Among the songs included here, four are from a collection entitled By the depth of the river selected from poems of great intensity found among the papers of Mati Katz, a young soldier killed in the Lebanon, ‘Another lives in me’, ‘A star has fallen’, By a deep river’, ‘To the dead land’, and these compositions are dedicated to Katz. Avni’s nimble, effective musical language, now far removed from the 19th-century Liederism of other Israeli musicians, closer in some respects to the 20th-century avant garde, emphasises and extols the expressiveness of the poems of this young soldier who underwent the tragic experience of war and perhaps foresaw his own premature death.

The disc also includes the Three little night songs by Zvi Avni: these are settings, to highly expressive music, of short, profound texts by Lea Goldberg.

David Zelavi is the composer of Elì Elì (My God, my God), a very popular song in Israel, always performed on the day of the Shoà and on the day of commemoration of the war dead: a gentle, extended melody with touching lyrical tones. The young musician Eran El Bar, born in Israel in 1967, is the composer of Song, which perhaps serves to prove that not all the music composed in Israel is necessarily elegiac and nostalgic, for El Bar’s Song unfolds in gentle, slightly humorous tones, lightly imitating an old-fashioned pianism, sung on a note of carefree gaiety rare in the world of Israeli music. It is certainly true that Israel is the land in which the Hebrew chant has flowered most luxuriantly, without denying the past, but looking towards the future and focussing on the new land with its joys and its many griefs; nevertheless many European musicians, not all of them Jewish, took up in the course of the 20th century musical and literary themes from the world of the Jewish diaspora, drawing on both Ashkenazi and Sephardic culture.

The last part of this CD presents compositions by famous composers such as Ravel, Milhaud, Rodrigo and Castelnuovo-Tedesco. Ravel’s lovely songs, written at the beginning of the 20th century, are based in one case on the Kadish, a prayer of immense beauty from the Hebrew liturgy, and in the other, L’enigme eternelle, on a short Hassidic text which condenses in an astoundingly brief phrase the mystery of life. Milhaud’s songs, too, are on Hassidic themes, though the text is in French, with melodies typical of the Eastern Jewish world, freely adapted by the composer. The Spaniard Joaquìn Rodrigo and the Italian Mario Castelnuovo- Tedesco both draw for their songs on motifs from the Sephardic folk tradition, on amatory themes, their limpid, relaxed tunefulness typically Mediterranean. There is much variety in the world of Jewish music, in which are to be found disparate styles and traditions, very different from one another, as this brief review makes clear. What they perhaps have in common is their pathos, a shared emotion often with humorous overtones, a certain nostalgic inspiration, the same references to a thousand-year-old tradition that is today being revived and continued in Israel, where it has found new life and new tones in a cultural and musical perspective that has undergone profound changes, beyond mere nostalgic recollection.
Enrico Fubini

Le interpreti / The Players

Valeria Fubini Ventura
Si è diplomata in canto all’Accademia di Musica Rubin dell’Università di Gerusalemme. La sua attività concertistica di solista si è è esercitata in ruoli di rilievo in campo operistico, orchestrale e cameristico. Ha collaborato con varie orchestre in Israele e in tournées all’estero eseguendo tra l’altro le parti solistiche di soprano nel Requiem di Fauré, nel Te Deum di Charpentier, nel Requiem di Bruckner, nel Magnificat di Bach ecc.. Si è impegnata con successo nell’ambito liederistico, approfondendo in particolare il repertorio francese (Fauré, Debussy, Ravel), tedesco (Schumann, Strauss, Weil), russo (Tchaikowski, Rachmaninov) e spagnolo (De Falla) tra Otto e Novecento. Di recente si è dedicata anche al repertorio di musicisti israeliani contemporanei. Nel 2003 ha partecipato ad uno stage internazionale di liederistica tenuto da Fisher Dieskau. Collabora con la radio israeliana eseguendo concerti all’Auditoriium della Radio trasmessi sulla rete nazionale. Ha tenuto concerti di liederistica per varie Istituzioni musicali italiane (Camerata Casella, Amici del teatro Regio, Amici del Conservatorio, Associazione Mythos).

Valeria Fubini graduated in Singing at the Jerusalem University’s Rubin Music Academy. Her career as a solo concert singer has developed through major parts in the fields of operatic, orchestral and chamber music. She has sang with a number of orchestras in Israel and tournées in other countries, singing, among others, the soprano solo parts in Fauré ‘s Requiem, Charpentier’s Te Deum, Brukner’s Requiem, Bach’s Magnificat etc.. She has successfully concentrated on Lieder, studying in depth the 19th and 20th Century French (Fauré, Debussy, Ravel) , German ( Shumann, Strauss, Weil), Russian (Tchaikowski, Rachmaninov) and Spanish (De Falla) repertoirs. Recently she has also turned her attention to the work of contemporary Israeli musicians. In 2003 she has taken part in an International Lieder ‘stage’ organized by Fisher Dieskau. She works with Israeli radio giving concerts at the Radio Auditorium that are broadcast on the national network. She has given Lieder concerts for a number of Italian Musical Institutions ( Camerata Casella, Amici del Teatro Regio, Amici del Conservatorio, Associazione Mythos).

Anna Barbero
Diplomata con il massimo dei voti e la lode al Conservatorio di Torino, ha inoltre ottenuto il Konzertdiplom alla Musikhochschule di Lucerne e il Diplôme dell’Ecole Normale “A.Cortot” di Parigi, sotto la guida di Ivan Klansky e Nelson DelleVigne. Tra le sue guide anche K.H.Kammerling al Mozarteum di Salisburgo, Philippe Entremont, Boaz Sharon.
Svolge intensa attività concertistica in Europa sia come solista che come camerista, collaborando a diversi ensemble (che l’hanno portata a suonare tra gli altri alla Salle Cortot di Parigi, al Teatro Regio di Torino, a Palazzo Labia a Venezia, al Centro Culturale di Stoccolma, alla Sala Dreilinden di Lucerna). Da sempre interessata al mondo del teatro, ha partecipato a diversi progetti sia di opera lirica che di teatro sperimentale.

Graduated “cum laude” at Turin’s Conservatory of Music, she attained two superior diplomas in piano at the Musikhochschule of Lucerne and at Ecole Normale “A.Cortot”, and many masterclasses under the guidance of Ivan Klansky, Nelson Delle Vigne, K.H.Kammerling, P.Entremont, Boaz Sharon among the others. She performes throughout Europe as a soloist and as a chamber musician collaborating with different instruments and voices (appearing in music halls like Salle Cortot in Paris, Teatro Regio in Turin, Palazzo Labia in Venice, the Cultural Center in Stockholm, Saal Dreilinden in Lucerne). Taking a great interest in the theatre, she has participated in projects with theatrical and opera’s companies.

Marco Lincetto

A proposito di Marco Lincetto

Marco Lincetto è il fondatore di Velut Luna. Nasce a Padova nel 1961, figlio del grande compositore e pianista Adriano Lincetto, scomparso appena cinquantanovenne nel 1996. Suona il clarinetto, si diploma al liceo classico e per qualche anno studia giurisprudenza a Bologna. Prima di dedicare interamente la sua vita alla Musica, lavora per diversi anni come fotografo professionista. Specializzato in ritrattistica e foto di reportage, è stato allievo di Franco Fontana e nella seconda metà degli anni ’80 si forma alla bottega di Pino Settanni a Roma. Dal 1995 è alla guida di Velut Luna nei molteplici ruoli di imprenditore, produttore e ingegnere del suono (o, come lui ama definirsi, tonmeister). Oltre che per Velut Luna, è accreditato nei ruoli di Sound Engineer ed Executive Producer per etichette discografiche quali Decca, Cpo, Chandos, Brilliant Classic, ARTS, E1 Music/Koch International Classics, Universal e molte altre.


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