Io con il Maestro Peter Maag a Madrid 20 anni fa, in occasione della registrazione dell’integrale delle Sinfonie di Mendelssohn per conto dell’etichetta tedesca ARTS

Da tempo ormai non mi interessa più discutere con chicchessia della materia oggetto del mio lavoro. Lo studio dei temi e delle problematiche, che è SEMPRE necessario per chiunque (non si finisce mai di imparare) nel mio caso è ormai faccenda privata fra me e me, fra il confronto delle mie conoscenze acquisite ed il frutto della ininterrotta sperimentazione diretta e personale. Oggi, all’alba dei 56 anni di età di cui 40 dedicati attivamente alla ripresa dei suoni reali, non ho più maestri a cui fare riferimento.

Non mi dispiace però, periodicamente, lasciare traccia di ciò che penso.

In questo caso, vado a proporre un sintetico riassunto di alcuni concetti fondamentali, direi anzi essenziali, di quanto vado divulgando da almeno 20 anni. Sottolineo però il titolo di questo articolo, che peraltro avevo già pubblicato anni fa in altro spazio on line, oggi integrato e corretto per questa nuova pubblicazione, ovvero che si tratta delle “MIE” verità: quanto conti questo fatto, non sta a me dirlo.

LA REGISTRAZIONE

A cosa serve una registrazione?

  • A fissare un momento, nel tempo e nello spazio, relativo ad un evento sonoro.

Quali sono gli eventi sonori che meritano di essere fissati nel tempo e nello spazio?

  • Le parole dei grandi della storia. E la Musica, espressione di grandi artisti, siano essi compositori o semplici grandi interpreti.
  • Nessuna registrazione, né oggi né mai, potrà riproporre con perfetta esattezza l’evento sonoro ripreso, giacchè l’evento stesso non è chiaramente identificabile e delineabile esso stesso nel momento in cui accade. Qual è l’evento sonoro, qual è la realtà di quel preciso evento nel momento in cui accade? E’ quello che ascolta ogni siongolo musicista sul palcoscenico? O è quello che ascolta una persona in prima fila? O quello che ascolta una persona a metà sala? Oppure in piccionaia? OGNUNO DI QUESTI PUNTI DI ASCOLTO OFFRE DI UNA MEDESIMA REALTA’ MENTRE STA ACCDENDO UN SUONO REALMENTE E RADICALMENE DIFFERTENTE. Quando poi uno degli infiniti “punti di vista” di quell’evento sonoro, fissati sul supporto di registrazione con la mediazione delle capacità e della percezione di un singolo ingegnere del suono deputato al compito, verrà riprodotta con i più differenti impianti di rispoduzione differentemente posizionati in differenti ambienti domestici… Solo un’idea di mera verosimiglianza potrà essere cosiderata come punto di arrivo dell’ascoltatore domestico, rispetto alla sfuggente realtà dell’evento reale accaduto. E questo solo NELLA MIGLIORE E PIU’ PERFETTA DELLE IPOTESI.

Qualsiasi registrazione, quindi ed infine, una volta riprodotta, se ben fatta e ben riprodotta, consentirà di apprezzare l’evento dal punto di vista dell’autore della ripresa, dell’”ingegnere del suono”, che quindi diventerà in qualche modo co-autore dell’opera musicale.

 

LA RIPRODUZIONE

A cosa serve un impianto di riproduzione sonora?

  • Serve ad ascoltare gli eventi sonori documentati nei supporti registrati (vedi sopra), in particolare le parole dei grandi della Storia e la Musica.
  • Qualunque impianto di riproduzione potrà al massimo delle sue possibilità essere “fedele”  al messaggio sonoro registrato sul supporto.
  • Nessun impianto di riproduzione potrà mai, in alcun modo, riprodurre con esattezza l’evento sonoro reale, giacchè, prima di lui, nessun sistema di registrazione avrà mai potuto documentare con esattezza oggettiva l’evento sonoro reale (vedi sopra).

 

Qual è il senso di possedere un impianto di riproduzione dei suoni di alta qualità?

  • Riuscire a suscitare una continua emozione in chi lo ascolta, grazie alla capacità di riprodurre un qualsivoglia evento sonoro con adeguata verosimiglianza alla realtà. L’impianto di riproduzione sonora dovrà essere in grado di riprodurre il ricordo dell’emozione di trovarsi al cospetto di un qualsivoglia evento reale. CERTO… per poter apprezzare queste caratteristiche di un impianto di riproduzione, per poterle riconoscere, è necessario che l’ascoltatore conosca perfettamente l’esperienza d’ascolto dal vero, conosca a priori l’emozione del suono reale.

L’IMPIANTO

  • L’impianto di riproduzione è composto da una sorgente e da un sistema di diffusione, a sua volta composto da amplificazione e diffusori. A volte, nei casi migliori, amplificazione e diffusori sono integrati in un unico oggetto e perfettamente armonizzati fra loro, a priori, da chi li ha sinergicamente progettati ed assemblati.
  • Come complemento indispensabile ed imprescindibile fanno parte dell’impianto i cavi di connessione fra i vari componenti.
  • Spesso vengono utilizzati molti e variegati accessori per l’impianto (piedi, piedini, piedoni; punte, puntine, puntone; basi, basette e basettone; etc.etc.etc.) che il più delle volte a fronte di un contributo migliorativo (o peggiorativo) effettivamente pari a qualche punto percentuale, possono avere una reale, grande, importanza ai fini della soddisfazione finale d’ascolto, grazie al loro potere di influenzare la sfera psicologica dell’ascoltatore.

ANALOGICO, DIGITALE, TOPOLINO… ETC.ETC.ETC.

  • Le sorgenti sono oggi tante, milioni di milioni…
  • Conta veramente poco che sorgente venga oggi utilizzata, giacchè a fare la differenza sarà sempre e solo la bontà della primigenia ripresa sonora: se una registrazione è FATTA BENE, ovvero è realizzata da un operatore capace e dotato di cultura d’ascolto e conoscenza delle musica, allora qualsiasi sorgente darà adeguata soddisfazione. Al contrario, no.
  • La scelta della sorgente, fra le tante oggi possibili, è un fatto legato ai gusti e alle tradizioni personali, non ultimo ai luoghi e ai tyempi dedicati all’ascolto da parte di ciascuno.

 

In conclusione.

Il buon ascolto di un programma sonoro riprodotto è faccenda riservata a persone, di qua e di là della barricata, che abbiano comuni e diffuse esperienze dirette con la musica reale, vera, dal vivo: l’ingegnere del suono, il progettista dell’ impianto di riproduzione e l’ascoltatore domestico sapranno fra loro riconoscersi ed apprezzarsi, nel momento in cui avranno accumulato un abbondante e comune bagaglio di esperienze d’ascolto dal vero.

Marco Lincetto

A proposito di Marco Lincetto

Marco Lincetto è il fondatore di Velut Luna. Nasce a Padova nel 1961, figlio del grande compositore e pianista Adriano Lincetto, scomparso appena cinquantanovenne nel 1996. Suona il clarinetto, si diploma al liceo classico e per qualche anno studia giurisprudenza a Bologna. Prima di dedicare interamente la sua vita alla Musica, lavora per diversi anni come fotografo professionista. Specializzato in ritrattistica e foto di reportage, è stato allievo di Franco Fontana e nella seconda metà degli anni ’80 si forma alla bottega di Pino Settanni a Roma. Dal 1995 è alla guida di Velut Luna nei molteplici ruoli di imprenditore, produttore e ingegnere del suono (o, come lui ama definirsi, tonmeister). Oltre che per Velut Luna, è accreditato nei ruoli di Sound Engineer ed Executive Producer per etichette discografiche quali Decca, Cpo, Chandos, Brilliant Classic, ARTS, E1 Music/Koch International Classics, Universal e molte altre.


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