Raramente in questo spazio parlo di lavori discografici differenti da quelli realizzati da me. Ma in questo caso mi sento assolutamente in dovere di “dire la mia” su questo progetto. E sono parole di raro entusiasmo: direi parole di commozione autentica.

Io spero che i soliti saputelli di area “audiofiga”, che cercano sempre con insistenza di osservare al meglio il loro dito, trascurando la Luna che lo stesso sta indicando, questa volta stiano come minimo zitti…. Sì perchè questo, oltre ad essere un lavoro di eccellenza assoluta, è senza tema di smentita il lavoro di recupero e restauro del suono su lavori musicali di importanza storica migliore mai realizzato in Italia. Fra i migliori al mondo.

Io amo Lucio Battisti, da sempre.

Lo amo perchè a differenza di quasi tutti gli altri autori e compositori, e cantautori, italiani degli ultimi 70 anni è sempre stato un battitore libero, mai condizionato dalle mode, dalla politica, dal costume. Lui, come solamente prima di lui Luigi Tenco e Piero Ciampi, ha saputo scegliere un proprio percorso artistico e poi percorrerlo, senza deragliamenti, oltre tutto e oltre tutti.

Questo ha SEMPRE generato una musica innovativa, in anticipo sui suoi tempi: da quell’incredibile pezzo che è UN AVVENTURA, che nel 1969 annichiliva ogni altra “canzone” italiana coeva, senza appello… fino a Don Giovanni, che pure apriva nuove e inesplorate vie ipertestuali e totalmente trasversali. E naturalmente non sto parlando solo delle “semplici” linee melodiche, degli accordi, pure spesso originali oltremisura: voglio rimarcare l’importanza degli arrangiamenti e dei suoni da essi derivati, sempre e comunque avanti.

Battisti era anche molto attento alla qualità del suono, in anni in cui, in Italia, i suoni, la tecnica di registrazione, erano considerati un banale mezzo, un semplice veicolo per trasmettere le “canzonette”: lui aveva invece capito perfettamente quanto un’accurata ripresa dei suoni, un attento missaggio fossero DETERMINANTI nel costruire le giuste atmosfere; un vero e proprio “strumento” musicale addizionale… E non a caso ogni suo disco era ed è caratterizzato da una qualità sonora inusuale per il mercato discografico italiano coevo.

Un brano che io reputo paradigmatico, summa ed esempio fulgido di quanto fin qui detto è lo struggente IL MIO CANTO LIBERO: nell’edizione in vinile 180gr, suonato da un impianto di riferimento, fa saltare sulla sedia per caratteristiche dinamiche, timbriche, spaziali: di gran lunga superiore al 100% di quello che viene registrato oggi stesso in ambito “musica leggera”: “…provare per credere…”

Questa raccolta, come penso ormai tutti sappiano, ha richiesto molti mesi di lavoro per, prima recuperare e restaurare fisicamente i nastri master originali, poi acquisirli in dominio digitale nella migliore risoluzione oggi disponibile – 192kHz / 24bit – ed infine, con discrezione e attenzione e l’utilizzo dei più raffinati algoritmi digitali a questo deputati, “rimasterizzarli” ovvero recuperare la massima trasparenza di quanto sonicamente Lucio aveva ascoltato in sede di produzione e quindi approvato per la stampa. Vi garantisco che neppure nei vinili originali di prima stampa si può apprezzare così bene e fino in fondo le incredibili trame musicali, spesso molto complesse, disegnate da Battisti.

La sua voce poi è immacolata, perfetta, priva di qualunque asprezza o inutile gonfiatura. MERAVIGLIA!

Il lavoro è proposto in vari formati: io ho scelto di acquistare sia i CD, completi, che la selezione in triplo vinile 180gr. Se i Cd fanno gridare al miracolo, i vinili ipnotizzano… Mai prima una produzione in vinile italiana ha suonato così bene! In vinile esce anche l’anima più profonda di Battisti, la più nascosta. Ma, credetemi, bisogna assolutamente acquistare entrambi, sia i vinili, sia i CD. E’ un DOVERE.

Insomma… per una volta, una major company – la SONY – ha fatto il miracolo e in anni molto bui come quelli che stiamo vivendo ha consegnato al pubblico un diamante prezioso che ognuno di noi ha l’obbligo morale di promuovere e, soprattutto, diffondere fra le nuove generazioni, troppo annebbiate dalla montagna di merda che altresì viene oggi cosparsa copiosamente e a piene mani sul mercato…

Marco Lincetto

A proposito di Marco Lincetto

Marco Lincetto è il fondatore di Velut Luna. Nasce a Padova nel 1961, figlio del grande compositore e pianista Adriano Lincetto, scomparso appena cinquantanovenne nel 1996. Suona il clarinetto, si diploma al liceo classico e per qualche anno studia giurisprudenza a Bologna. Prima di dedicare interamente la sua vita alla Musica, lavora per diversi anni come fotografo professionista. Specializzato in ritrattistica e foto di reportage, è stato allievo di Franco Fontana e nella seconda metà degli anni ’80 si forma alla bottega di Pino Settanni a Roma. Dal 1995 è alla guida di Velut Luna nei molteplici ruoli di imprenditore, produttore e ingegnere del suono (o, come lui ama definirsi, tonmeister). Oltre che per Velut Luna, è accreditato nei ruoli di Sound Engineer ed Executive Producer per etichette discografiche quali Decca, Cpo, Chandos, Brilliant Classic, ARTS, E1 Music/Koch International Classics, Universal e molte altre.


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