Sempre più spesso, direi ormai da anni, vivo con grande disappunto le “evoluzioni” (chiamiamole così) del settore cosiddetto della “riproduzione sonora”. Vorrei aggiungere …”di musica”: ma è proprio principalmente qui il mio disagio.

Io non ho mai – e sottolineo MAI – avuto il benchè minimo dubbio sulla funzione che deve avere un impianto Hi-FI: ed è ovviamente quella di far ascoltare MUSICA. E’ cioè un mezzo con cui appagare la splendida passione per un’Arte sublime come la Musica, che è il fine. L’Hi-Fi comunemente intesa è un regalo della ricerca tecnologica della seconda metà del ‘900 che ha permesso finalmente ad un popolo molto vasto di poter godere in modo confortevole e verosimile della sublime arte dei grandi Maestri, compositori e interpreti, fra le quattro mura domestiche.

Tutto bene, fino ad un certo punto… Ovvero fino a quando questa passione, in frange sempre più ampie di appassionati, non è letteralmente “degenerata” (dal mio punto di vista), finendo per rovesciare letteralmente l’oggetto stesso della passione. Oggi è INNEGABILMENTE sempre più diffuso il culto dell’oggetto in sè che diventa esso stesso fine ultimo e/o principale della passione. Oggi si compra l’Aifai in quanto tale. Si venera l’oggetto, si “usano i dischi” per ascoltare l’impianto.

Ai miei occhi tutto ciò, ancorchè ovviamente attività più che lecita, appare aberrante. Diciamo pure inaccettabile.

A me piace molto ascoltare bene la musica; addirittura sempre meglio… Ma io sono un produttore di Musica: la registro e la veicolo al pubblico, secondo un piano editoriale con obiettivi delineati più di 22 anni fa a cui ancora sono saldamente legato. Ed uso i mezzi da me ritenuti più corretti e convenienti per trasferire su supporto l’Arte dei grandi compositori e interpreti che amo di più. Accade quindi che quando mi capita di vedere sprecati fiumi d’inchiostro (…vabbè, decine di MB di banda…) sul sesso dell’angelo oscuro rappresentato dalle ben note diatribe tanto care ai cultori degli oggetti (analogico vs digitale, cavo sì, cavo no, e via di messe cantate varie…) non posso non provare un moto di fastidio.

 

Un’altra cosa che tende ad accomunare gli appassionati degli oggetti in quanto tali è la totale chiusura mentale nei confronti della Musica, quella vera. Per queste persone esistono poche decine di dischi, poche decine di compositori, poche decine di interpreti… E si tratta sempre di quelli lì… Nomi incontrati più o meno per caso in una fascia ben precisa della loro vita che spesso coincide con l’adolescenza. E poi basta. Oppure… oppure… oppure… disponibilità ad un nuovo purchè sia “glamour”, ovvero ben strutturato nei meccanismi promozionali, ben “oliati” da quelle grandi corporazioni che sulla carta loro stessi vorrebbero snobbare. E questo vale soprattutto nel mondo della musica classica e jazz, settori unici in cui in qualche modo si può ancora parlare di “interesse reale” verso la musica, pur a qualunque differente titolo. Del resto l’incoerenza, il mondo vissuto all’incontrario pare proprio sia la caratteristica di questa tipologia di persone.

La Musica quindi, oggetto primo della mia passione, ma anche fine e fonte della mia vita stessa, oggi sta proprio male.

Sì, perchè anche al di fuori di questa tutto sommato piccolissima nicchia di cultori dei totem elettroacustici, esiste un vasto pubblico a cui della Musica interessa ancora meno. E’ la massa informe dei runner con le cuffiette, dei frequentatori degli ipermercatoni, dei professionisti dei social che fra un un whatsapp e l’altro hanno dei suoni indistinti che scorrono nelle microcasse amplificate da 20 euro attaccate al computer. Di quella massa informe di adolescenti e post adolescenti che pensa che i nuovi musicisti e la nuova musica classica si chiami Allevi e che le nuove star escano da amicixfactor e quant’altro… Ma la Musica sta male anche perchè, a fianco di tutte queste tipologie, c’è anche e ancora l’ Amico Della Musica… C’è il Vero appassionato, l’ “Esperto” a tutto tondo, quello che va ai concerti classici, che è abbonato a tutte le stagioni concertistiche, quelle con un’età media dei frequentatori attestata attorno ai 60/65 anni… Lui è il vero esperto: un collezionista seriale di eventi, intervallati una sera sì e una no, con la canasta al circolo del bridge… Quello che ha inciso sulla sua pipa preferita le “tacche” degli eventi a cui ha partecipato: nè più nè meno che le tacche presenti sulla Colt 45 di Billy The Kid…

Mi ritrovo dunque oggi a domandarmi che fine ha fatto quella persona tranquilla, che quando aveva due soldi in tasca usciva di casa, nei momenti liberi dal lavoro, o dallo studio, per andare da Gabbia (n.d.r: noto e storico negozio di dischi di Padova) a scartabellare fra gli scaffali per farsi ispirare l’acquisto del giorno. Che una volta identificati un paio di dischi, colpito magari dalla bella copertina o da un elenco di autori e/o interpreti che NON conosceva, si intratteneva ad approfondirne i contenuti con il mitico Giorgio (n.d.r.: storico “commesso” del noto negozio Gabbia, ma figura un tempo comune a tutti i grandi negozi di dischi). E una volta fatto l’acquisto tornava rapidamente a casa per ascoltarlo sul suo “modulo Akay” oppure i più fortunati sui loro AR6 + Marantz + Thorens… preoccupati SOLO di ascoltare il disco e non di sciogliersi in dubbi amletici su… ma il cavo, ma il fusibile, ma la spina sarà girata giusta, ma… ma… ma… E ancora: la sera andava con gli amici, quelli veri in carne e ossa, nel teatrino o nel locale ad ascoltare Musica. E quando dico “ascoltare” intendo proprio questo: ovvero non andavano a bere birra e fare chiasso e con malcelato fastidio di tanto in tanto buttare l’occhio al disperato di turno che emette suoni sul palchetto…

Non ho mai avuto lo spirito di Diogene e non ho nessuna intenzione, oggi, di comprare un lumino ad olio… Come sempre io vado per la mia strada, ho un obiettivo saldo e fermo, davanti ai miei occhi. Ho una via maestra da percorrere con un fine che va oltre la mia vita, che è solo un mezzo, spero efficace, per tramandare ai posteri una fettina infinitesimale di bella musica. E non mi interessa se il risultato lo raggiungo per un CD o un vinile in più venduto ad un onanista dell’elettronica o a un brufoloso runner della domenica con le cuffiette in testa… Adotto una sana real politik e a chi interessa la mia musica, benvenuto, indipendentemente dalla “bicicletta” che sta cavalcando e dal motivo per cui la cavalca. Con certezza però, e per la coerenza di pensiero che mi contraddistingue, non posso non concludere con un suggerimento, a tutti: FATE CHIAREZZA DENTRO DI VOI SUI VERI SCOPI CHE GUIDANO LE VOSTRE PASSIONI E QUINDI, IN ULTIMA ISTANZA, SU QUALI SONO LE VOSTRE VERE PASSIONI. Questo oltretutto, vi consentirà di vivere meglio e spendere con più oculatezza i vostri soldi.

Sì, perchè se vi interessa la Musica, ovvero vi interessa ascoltare BENE la Musica, oggi, quando avete speso 2 / 3.000 euro avete speso già tanto… Se invece vi interessa amicixfactor etc…. non serve che buttiate soldi in un impianto, basta la tivvù… se infine per voi la musica è un sottofondo di altre attività…avete già tutto senza bisogno che vi scomodiate… Se invece vi interessa il Totem Elettroacustico, avete da sbizzarrirvi, purchè le vostre finanze siano laute e cospicue… altrimenti questo Totem finirà con il diventare una Croce, fonte di frustrazione e foriero delle quotidiane risse a cui indecorosamente da qualche anno tocca assistere in rete…

“Buoni ascolti…”

Marco Lincetto

A proposito di Marco Lincetto

Marco Lincetto è il fondatore di Velut Luna. Nasce a Padova nel 1961, figlio del grande compositore e pianista Adriano Lincetto, scomparso appena cinquantanovenne nel 1996. Suona il clarinetto, si diploma al liceo classico e per qualche anno studia giurisprudenza a Bologna. Prima di dedicare interamente la sua vita alla Musica, lavora per diversi anni come fotografo professionista. Specializzato in ritrattistica e foto di reportage, è stato allievo di Franco Fontana e nella seconda metà degli anni ’80 si forma alla bottega di Pino Settanni a Roma. Dal 1995 è alla guida di Velut Luna nei molteplici ruoli di imprenditore, produttore e ingegnere del suono (o, come lui ama definirsi, tonmeister). Oltre che per Velut Luna, è accreditato nei ruoli di Sound Engineer ed Executive Producer per etichette discografiche quali Decca, Cpo, Chandos, Brilliant Classic, ARTS, E1 Music/Koch International Classics, Universal e molte altre.


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