Come ben sapete, io credo che soprattutto l’Italia sia piena di tanta musica “cosiddetta contemporanea”…con certezza NON di mio gradimento… (e ho corretto quello che avevo scritto poco fa).Però io “…non butto via il bambino con l’acqua sporca…” e da quasi 23 anni mi occupo, e preoccupo, di produrre dischi di “musica contemporanea” italiana, DA ME reputata di qualità.

Anche quest’anno, quindi, in zona cesarini per quanto riguarda il calendario solare, a ridosso del Natale, vi propongo un gioiellino assoluto: “MUSICAL PORTRAITS“… tutte composizioni inedite su disco, quasi tutte scritte appositamente per la straordinaria formazione cameristica che va sotto il nome di “Trio Caroli”, con Enzo Caroli al flauto, Livio Caroli all’oboe e Anna Martignon, al pianoforte.

E’ una registrazione che colpevolmente (colpa mia e colpa di Enzo), è rimasta nel cassetto per ben 10 anni, essendo stata realizzata fra il 2007 e il 2008.
Ma come si usa dire, “meglio tardi che mai”.
E vado anche particolarmente orgoglioso della foto di copertina, da me “rubata” in un angolo di Venezia il giorno 30 dicembre 1984, con la mia Contax RTS + Zeiss 85mm 1/1.4 e pellicola Kodak Kodachrome… Sì, proprio “quella” Kodachrome lì…

Per quanto riguarda i contenuti musicali, lascio la descrizione alle persone in assoluto più indicate per farlo, ovvero gli autori stessi, a cui abbiamo chiesto di proporre per il booklet una sintetica presentazione delle loro opere.

Io voglio qui solo sottolineare il brano di apertura, scritto dal mio grande amico Giorgio Gaslini, che purtroppo non è più con noi e che desidero, una volta di più, onorare anche con questo disco, dopo i tanti che abbiamo fatto insieme nel corso di più di 10 anni di collaborazione.


Giorgio Gaslini (1929-2014)  /  Moto Velocetto Pepetuo (2006)

“Con assonanza vagamente paganiniana rappresenta il fluire continuo di linee agili che attraversano la partitura, contrappuntata da scatti nervosi e qua e là da un corale risonante”

Giorgio Gaslini (2006)


Domenico Giannetta (1974)  /  Modus (2008)

“Il brano, di forma tripartita (Con moto – Poco Andante – Tempo I), è caratterizzato da un tono mestamente elegiaco con dei temi basati su frammenti di scala ottatonica, una fitta rete contrappuntistica, e delle relazioni temporali fra i valori di durata che richiamano alla mente il modus (rapporto fra longa e brevis) della teoria musicale trecentesca. Modus è dedicato al Trio Caroli.”

Domenico Giannetta (2017)


Giuseppe Ratti (1965)  /  The Dark Day (2006)

The Dark Day, è un lavoro scritto nel 2006 su commissione dei fratelli Caroli a cui è dedicato. E’ una composizione che a cinque anni di distanza dal “giorno nero”, l’attentato alle Torri gemelle di New York del settembre 2011, propone una rilettura di quei tragici avvenimenti. Una cartolina in bianco e nero che stempera la drammaticità di quei momenti  lasciando spazio alla malinconia e alla desolazione attuale di quel luogo. Il flauto e l’oboe, presenze simboliche delle due torri si intrecciano e si stringono uno nell’altro. Il loro è un unico canto che si alza poco alla volta verso il cielo. I due strumenti si rincorrono, trasformano un tema melanconico in un canone strettissimo e violento lasciando trapelare le urla disperate simbolo di quel drammatico giorno. Il finale si riveste di una sottile nostalgia. Il ritorno del tema principale in un “solenne” fff, ci conduce alla consapevolezza dell’indistruttibilità di due parole fondamentali per l’uomo: “libertà e futuro”.

Giuseppe Ratti (2017)


Paolo Pessina (1969)  /  12 Miniature Op.12 (1996)

Le 12 miniature Op.12, composte nel 1996, seguono uno schema tonale e strutturale molto coeso. Ciascuno dei 12 brani gravita infatti intorno ad uno dei 12 suoni della scala cromatica secondo questo preciso piano tonale:

  1. sol min
  2. do# min
  3. DO magg
  4. fa# min
  5. FA magg
  6. si min (magg)
  7. SIb magg
  8. mi min
  9. Mib magg
  10. la min
  11. LAb magg
  12. re min

Dal punto di vista del linguaggio tecnico-poetico l’utilizzo di un percorso tonale ben definito e la distribuzione equilibrata di ritmi di danza (dal carattere, andamento e dinamiche contrastanti) creano un unicum caleidoscopico. Non si tratta quindi di una semplice serie di dodici pezzi ma piuttosto di una composizione ripartita (suddivisa) in 12 momenti che ne descrivono sfumature, lati e aspetti diversi. Ciascuna delle 12 miniature è una tessera che completa il quadro finale. La miniatura Nr.1 in sol minore ha il carattere malinconico di un valse meccanico nel quale il pianoforte introduce l’atmosfera con semplicità lasciando al flauto e all’oboe il compito di enunciare il tema (un vero e proprio motto iniziale di poche note) che sarà poi ricorrente nelle miniature successive. La miniatura Nr.2 in do diesis minore, in misura 5/4,è basata su un vero e proprio ostinato (basso ripetuto) sul quale si inseriscono dei giochi imitativi a canone. La miniatura Nr.3 in DO maggiore è un brillante Scherzino basato sul contrasto timbrico e tematico tra il pianoforte e i due fiati. La miniatura Nr.4 in fa diesis minore è scritta in forma di invenzione con una equa distribuzione del materiale tematico ai tre strumenti. L’esplosione di energia che caratterizza la miniatura Nr.5 in Fa maggiore è data da una pulsazione accentata nelle note gravi del pianoforte, su un costante ribattuto ritmico accordale, quasi a suggerire uno slancio e un ruggito da leone. La misura di 9/8 ben si presta a supportare questa corsa entusiastica. Il mistero caratterizza la miniatura Nr.6. Il tono di si qui oscilla fra il modo minore e quello maggiore con un ritmo ondeggiante e sincopato della melodia su una scansione costante della ritmica. Nella miniatura Nr.7 in SI bemolle maggiore si esprime il desiderio di una anelata oasi di pace. Qui agli esecutori viene richiesta una dolcezza particolare. Con la miniatura Nr.8 in mi minore [Andalusa] ritorniamo ai ritmi di danza con sapore mediterraneo. Nella miniatura Nr.9 in MI bemolle maggiore domina il carattere tranquillo, la moderazione, quasi a compensare gli eccessi sanguigni del brano precedente. Con la miniatura Nr.10 in la minore si ritorna al sapore di danza popolare, questa volta di carattere quasi tzigano, con una scrittura molto brillante per il flauto e l’oboe. La miniatura Nr.11 in LA bemolle maggiore è un piccolo sogno, una visione estremamente rallentata e trasfigurata della idea di Valse, con una punta di ironia sentimentale. L’ultimo brano, la miniatura Nr.12, pur essendo nel tono di re minore, ha una struttura melodico-accordale che utilizza tutti e 12 i suoni in una serie (rigorosamente dodecafonica) data dalla successione delle note cardine di ciascuna delle 12 miniature (sol, do#, Do, fa#, Fa, si, Sib, mi, Mib, la, Lab, re). Il tutto ovviamente senza rinunciare allo spirito danzante, seriamente divertito, espresso dal valzer iniziale e riassumendo i temi delle precedenti miniature in una sorta giro finale conclusivo.

Paolo Pessina (2017)


Daniele Zanettovich (1950)  /  Sei canzoni andaluse (2007)

Le Sei canzoni andaluse sono nate come una piccola suite per chitarra, molto semplice sia sul piano tecnico che sotto l’aspetto strutturale. In una fase successiva ne è stata sviluppata una versione da concerto per marimba (che si presenta invece molto impegnativa dal punto di vista tecnico), poi una versione per flauto, viola e arpa e quindi questa per flauto, oboe e pianoforte. Nel caso delle Sei canzoni queste successive «versioni» sono in realtà dei completi rifacimenti del pezzo originale, del quale peraltro conservano intatte le caratteristiche fondamentali di semplicità strutturale e di immediatezza. Ogni canzone mantiene esplicitamente il carattere della danza alla quale è conformata, anche nelle brevi interpolazioni – nella Malagueña iniziale e nel Tanguillo finale – che fungono da piccole cadenze ad libitum.

Daniele Zanettovich (2017)

 

Velut Luna CVLD296


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