STA FINENDO…

Cosa salverà la canzone italiana? Semplicemente, quello che l’ha sempre salvata, ovvero la Musica, quella vera. E un po’ anche la Poesia, ma soprattutto la Musica. Quindi il Jazz, quindi il Rock, quindi la Classica. E poi, importantissimo, i Grandi Interpreti (iniziali maiuscole). Se mai ce ne fosse stato bisogno, ieri sera ne abbiamo avuto la conferma.

E partiamo proprio dai grandi interpreti. E’ eclatante il caso di Caccamo: fin dall’inizio il suo brano mi è piaciuto, ma ho anche rilevato come lui non fosse purtroppo all’altezza della sua stessa canzone, come interprete. L’arrivo di una cantante pura, di classe notevole, come Arisa, ieri ha fatto volare letteralmente alle stelle la canzone. Idem dicasi per lo sciattarello e insipido Rubino, che grazie alla strepitosa voce e verve interpretativa di Serena Rossi ha innalzato di 20 piani un pezzo altresì travolto dalla nullità dello stesso Rubino.

E poi… il vero miracolo lo ha fatto Cammariere, che ha “rimesso a posto”, con il jazz e la sua classe, il pezzo peggio scritto e arrangiato di questo festival, il brano di Nina Zilli – riportando la stessa Zilli su toni interpretativi a lei più consoni.

Nel caso di Gazzè, invece, semplicemente, il Jazz ha solo confermato la bellezza della canzone , rimarcandone ancora di più la natura “prog”, ovvero la versatilità con cui questo brano si presta ai più differenti stili “classici”. Inutile aggiungere parole a ciò che già ben sappiamo di due giganti come Rita Marcotulli e Roberto Gatto…

E il Rock… Midge Ure pennella la Gibson e mette la ciliegina sulla torta dei Decibel, così come la sua voce si fonde alla perfezione con quella di Ruggeri.

E poi… Piero Pelù… Piero Pelù… Piero Pelù… Tre volte come la Trinità… del Rock… Immenso, elettrizzante, incontenibile, magistrale. Indimenticabile.

I ‘GGGIOVANI.

Ha vinto Ultimo: una specie di nemesi nel nome stesso… Ma poteva vincere uno qualsiasi degli altri… Il problema l’ho già sviscerato ieri: c’è da ricostruire tutto e non so se sarà facile o addirittura, semplicemente, possibile. Per lo meno NON ha vinto Mudimba…

GAFFE E IGNORANZA

Sono sicuro che se ne sono accorti in pochi, ma purtroppo me ne sono accorto io. L’ineffabile svizzerotta Hunziker, la cui iniziale “simpatia”, dopo quattro giorni di reiterate forzature di clichè appare ora in tutta la sua artificiale montatura, ha fatto ieri sera la più drammatica delle gaffe, che però ai miei occhi si rivela come un segnale DRAMMATICO di quanta ignoranza serpeggi anche fra gli addetti ai lavori. A fine serata infatti, presentando il presidente della giuria, visibilmente, non se ne ricordava il nome… E STIAMO PARLANDO DI PINO DONAGGIO!!!! Ovvero di uno dei più grandi autori viventi, celebrato in tutto il mondo, compositore per Hollywood ai massimi livelli, autore di una delle tre canzoni più cantate ed eseguite e registrate nel mondo – “Io che non vivo (nenache un’ora senza te)”. Però Donaggio NON è tutti i giorni in televisione, e quindi… Giuro, quando è successo questo episodio, volevo scomparire dentro la poltrona: ero in imbarazzo per lei… scandaloso!

MAGNIFICO

A parte l’ossessione della medesima Hunziker per questo aggettivo, non posso non usarlo per Pierfrancesco Favino, che in questa edizione ha mostrato tutta la sua grandezza e versatilità, quasi unico in Italia fra i suoi colleghi a poter competere su un piano internazionale, non di meno rispetto ai grandi nomi universalmente celebrati da Hollywood in qua. La chicca al sax tenore è stata, appunto, solo l’ennesima. Complimenti!

 

See you tomorrow!

Marco Lincetto

A proposito di Marco Lincetto

Marco Lincetto è il fondatore di Velut Luna. Nasce a Padova nel 1961, figlio del grande compositore e pianista Adriano Lincetto, scomparso appena cinquantanovenne nel 1996. Suona il clarinetto, si diploma al liceo classico e per qualche anno studia giurisprudenza a Bologna. Prima di dedicare interamente la sua vita alla Musica, lavora per diversi anni come fotografo professionista. Specializzato in ritrattistica e foto di reportage, è stato allievo di Franco Fontana e nella seconda metà degli anni ’80 si forma alla bottega di Pino Settanni a Roma. Dal 1995 è alla guida di Velut Luna nei molteplici ruoli di imprenditore, produttore e ingegnere del suono (o, come lui ama definirsi, tonmeister). Oltre che per Velut Luna, è accreditato nei ruoli di Sound Engineer ed Executive Producer per etichette discografiche quali Decca, Cpo, Chandos, Brilliant Classic, ARTS, E1 Music/Koch International Classics, Universal e molte altre.


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