seconda e ultima parte

…Riprendiamo, per concluderlo, il discorso iniziato con la per me inusuale “prova d’ascolto” dei miei nuovi monitor NEUMANN. Inutile che ripeta quanto detto un mese e mezzo fa e che potete leggere, rinfrescandovi così la memoria, nella prima parte di questa lunga e approfondita presentazione

Ma utile invece, questa volta, approfondire la descrizione di come realmente suonano, dopo oltre 120 ore di “rodaggio”, che si è rivelato determinante, come sempre accade con componenti “che si muovono” nello spazio e quindi nel tempo.

Ovviamente confermo ogni sillaba di quanto detto nella mia relazione precedente. Qui credo sia bene focalizzare innanzitutto, con grande precisione, chi sono io e cosa ascolto, quando ascolto.

Io sono un balance, recording e mastering engineer, ma anche produttore musicale ed editore discografico. Lavoro in campo professionale dal 1992, quindi sono 26 anni; per tacer dei 15 anni precedenti al 1992, dedicati al medesimo lavoro svolto “per passione personale”.

Ho prodotto e personalmente registrato 323 titoli ufficiali a catalogo di Velut Luna, 104 titoli sempre Velut Luna, ma non a catalogo, circa 350 titoli pubblicati come sound engineer per etichette terze, soprattutto in ambito classico; infine, ma non da ultimo, circa 1.500 registrazioni di concerti live, destinati ad archivi di Fondazioni, Orchestre, Solisti, molti dei quali trasmessi via Radio e Televisione (broadcast), in Italia e all’estero.

A questo si aggiunge una mia personale collezione di materiale registrato da altri, che prevede circa 5000 CD, circa 2500 vinili, circa 6000 fra DVD e Blu Ray, molti dei quali solo musicali. Tutti, ovviamente OLTRE i materiali da me prodotti e su descritti.

Diciamo che la Musica da ascoltare non mi manca…

Questo significa comunque che nella maggior parte dei casi io ascolto musica registrata da me, di cui conosco ogni singolo dettaglio, ma soprattutto conosco con precisione assoluta, COME suonava dal vivo mentre veniva eseguita di fronte a me, durante la registrazione.

Questo mi porta, inevitabilmente, a cercare sempre e comunque un confronto con la realtà VERA, che evidentemente BEN conosco, e non tanto con la “realtà della registrazione”, che pure comunque ho realizzato io stesso… e di cui SEMPRE so ascoltare, olte ai pregi, anche i limiti intrinseci, inevitabili e tuttoggi MAI SUPERABILI da chicchessia.

Sì, perchè sia chiaro a tutti: con le conoscenze tecnologiche attuali, è impossibile raggiungere una riproduzione domestica dell’evento reale, esattamente pari al vero. Troppe sono le variabili in gioco, a partire dalla ripresa del suono che sarà sempre soggettiva, dal punto di vista del balance engineer, per arrivare alla variabilità tendente all’infinito degli ambienti di riproduzione e delle infinite variabili di interfacciamento diffusori / ambienti stessi.

E se quest’ultimo problema/variabile potrà probabilmente essere agevolmente superato in un futuro anche non lontanissimo dalla realtà virtuale attraverso strumenti personali che annulleranno completamente l’ambiente di riproduzione, riducendo le due variabili ad una sola, quest’ultima, ovvero la soggettività della ripresa, non sarà mai superabile. Neppure se si arriverà – come si arriverà – ad una ripresa realizzata ad opera di intelligenze artificiali.

Questo è un discorso lungo, che ci porta lontano dal tema di oggi, ma era importante instillarvi questo tarlo, per poter meglio comprendere la valenza di un “parere” su un sistema di riproduzione del suono…

Tornando a noi… Alla fine, come cavolo suonano queste Neumann? Bene, direi. Anzi: benissimo.

Ma soprattutto fanno ESATTAMENTE quello per cui sono state progettate, ovvero, non fanno nulla… Stanno lì e aspettano che un umano gli mandi un segnale sonoro musicale, o non musicale, complesso oppure semplice, per riprodurlo ESATTAMENTE come la catena elettronica a monte, a partire dai microfoni sul palco, lo hanno generato.

Ecco quindi che per uno come me, che crea da zero le registrazioni, è piena soddisfazione: del medesimo evento ti riproporranno sempre risultati differenti, ogni volta che eseguirai una modifica del suono, anche piccolissima. Oppure, nei rarissimi casi in cui il suono nativo NON viene modificato mai dalla originaria ripresa microfonica, NON ti proporranno nessuna variazione.

Quando però tu fai anche una piccola modifica, loro ti avvertiranno, con serena e distaccata nonchalanche di quello che stai facendo.

Semplice; addirittura banale. O forse non tanto…

E’ bene tutto ciò?

PER ME SI’: è esattamente quello che cercavo. Forse però non è per tutti.

Certamente non sono adatte a chi crede di avere già le risposte su come devono essere i suoni: mi riferisco sempre ai ben noti “sedicenti conoscitori assoluti” del Suono, quelli famosi, quelli dei “violini setosi e dei contrabbassi rugosi”, dei contrabbassi gonfi (= MALE) o dei contrabbassi secchi e veloci (= BENE)… Tutti quei guru improvvisati che a partire dagli anni ’80 hanno letteralmente inventato una neolingua assolutamente arbitraria e scorrelata dalla realtà che vorrebbero descrivere. Quelli che sempre negli anni ’80 e ’90 si sono arricchiti sulle spalle di appassionati tanto generosi, quanto ingenui, dando vita alla fine ad una generazione di mostri, veri, autentici, spesso pericolosi per sè e per gli altri…

Il regno del cosiddetto “my-fi”, che pure ha uno straccio di fondamento teorico, sulla base di quanto da me su espresso, non può tuttavia prescindere dalla realtà, che nel caso di un “impianto stereo” domestico è quanto di più bizzarro e variegato mente umana possa immaginare. A partire dall’ambiente.

Già… non finirò mai di ammonire sulla necessità di trovare un pur minimo equilibrio nella disposizione dei diffusori in modo ragionevole, in un ambiente ragionevolmente equilibrato.

Uso non a caso la parola “ragionevole” in modo reiterato, perchè mi rendo conto che anche l’appassionato attento molto difficilmente potrà disporre di un ambiente realmente bilanciato al meglio, dovendosi confrontare con la cosiddetta “realtà del tinello maròn” di Contiana memoria. Ma anche nel “tinello maròn” si può cercare, e si DEVE cercare, la cosiddetta “quadra”…

Producendo dischi rivolti al pubblico, all’utente finale, non è un caso che io abbia scelto di attrezzare la mia regia di post produzione, NON come una classica regia progettata e bilanciata da zero e ad hoc, ma adattando un ambiente domestico, con materiali di arredamento comune, pur estremamente curati per raggiungere quell’equilibrio naturale di cui sopra.

Nella mia “regia” non troverete nessun sistema fisico di correzione acustica di origine tecnologica, ma solo tappeti, divano, librerie… e quant’altro comunemente e mediamente si può trovare in qualsiasi abitazione comune. Certo, tutto disposto con attenzione e cura MANIACALE, per raggiungere innanzitutto la perfetta simmetria del punto d’ascolto nell’ambiente; e poi per rispettare i parametri base dei rapporti di distanza dei diffusori dalle pareti; e così via.

Il risultato è non solo molto buono, ma per il tipo di diffusori da me scelti fin dall’inizio (grossi bookshlef tre vie da stand con cubatora equivalente – prima Spendor S100, poi Genelec 1037c, e infine ora Neumann KH-420…), assolutamente universale, nel senso che la variazione di posizionamento dei tre differenti diffusori nell’arco di oltre 20 anni è variata di pochi centimetri e pochi gradi uno dall’altro, più per vezzo che per reale necessità di variazione.

E’ un ambiente, il mio, che così attrezzato presenta un un unico “modo” di caratterizzazione precisa in bassa frequenza, ovvero un picco di +6 db a 37hz con una campana abbastanza stretta.

Le nuove Neumann KH-420 sono dotate, fra le altre complete possibilità di taratura, anche di un precisissimo equalizzatore parametrico analogico monobanda integrato, che interviene in modo progressivo da 20 a 300 hz, con possibilità di calibrare la campana di intervento e ovviamente le attenuazioni e/o i guadagni.

Grazie ad una precisa analisi acustica ambientale effettuata tramite segnali test collegati ad opportuno software di valutazione, ho applicato la correzione elettronica ANALOGICA necessaria, pari a esattamente  -6db a 37hz con campana “4”, linearizzando così in modo perfetto la risposta che ora è regolare ed estesa da 26hz -3db fino a oltre 24.000hz.

Si tratta di una correzione FONDAMENTALE perchè a parte l’enfasi nella frequenza fondamentale di 37hz, i VERI problemi si generano sulle componenti armoniche di tale frequenza che se non controllate in partenza creerebbero un disastro nelle temibili frequenze fra gli 80 e i 160 hz, devastando la resa sonora generale.

Per il resto, equilibrio e perfezione.

La disposizione dei diffusori che da sempre scelgo prevede la convergenza dell’emissione dei diffusori al vertice del triangolo, nel mio caso quasi equilatero, d’ascolto. Con le GenelEc  facevo convergere il vertice del triangolo 90 cm davanti al punto di ascolto, per moderare una certa agressività della gamma medioalta delle 1037. Con le Neumann invece, questo problema non c’è – grazie al meraviglioso midrange a cupola e alla sofisticata lente acustica per il gruppo medio-alti – e quindi posso godere di un eccellente timbrica in un contesto di riproduzione dell’immagine sonora ampia, alta e soprattutto perfettamente delocalizzata rispetto ai diffusori, che letteralemnte, scompaiono.

Questa era anche una caratteristica delle Genelec – scomparire – nonostante le dimensioni generose. Ma con le Neumann raggiunge la perfezione.


Oggi, per concludere, mi spingo in un territorio a me poco consono, ovvero voglio parlarvi di tre dischi nello specifico: uno che conoscete senza dubbio, uno che forse conoscete, ma forse no e in ogni caso vi consiglio caldamente, e un terzo da me prodotto e che ritengo essere una delle mie 10 migliori registrazioni di sempre.


Il primo di cui affrontiamo il racconto è la leggendaria versione della Misa Criola di Ariel Ramirez, registrata dalla Philips a metà degli anni ’80 nel grande Santuaria de la Bien Aparecida a Cantabria, in Spagna, con Josè Carreras voce solista e i due grandi cori uniti, Coral Salvè De Laredo e Sociedad Coral de Bilbao. Si tratta di un disco musicalmente bellissimo e anche registrato in modo esemplare.

La prima traccia ci offre il grande ensemble corale magistralmente disposto sullo sfondo, idealmente ben oltre la parete di fondo della stanza, ma compatto, senza buchi, assolutamente omogeneo.

La grande precisione e linearità della risposta in frequenza e risposta nel tempo del sistema permette di apprezzare con disarmante precisione i dettagli sonori dell’ambiente naturale, grazie anche ad una straordinaria microdinamica, che tuttavia non appare esasperatamente impressiva: non porta cioè a tutti i costi in evidenza dettagli che devono stare in secondo piano, ma te li fa apprezzare per come NATURALMENTE appaiono nella realtà.

Quando appare la magica voce solistica di Carreras non posso non notare l’effetto di prossimità del microfono a lui dedicato che ne enfatizza un po’ sia dimensione che profondità: è uno dei tanti limiti della ripresa sonora attuale, tuttavia in questo caso è un “limite” che la sapienza di chi ha fatto la ripresa trasforma in un elemento di grande piacevolezza e benessere sonoro: come si dice “più realista del re”. E va bene così.

Infine gli strumenti, tutti “etnici” – charango, bombo, tamburi a cornice, flauti andini e chi più ne ha più ne metta… – sono disolcati là dove erano, ovvero fra il solista e il coro, con una focalizzazione e ancora una volta un realismo senza pari..

La ENORME riserva dinamica di questi diffusori che garantiscono pressioni sono indistorte ben oltre ogni margine possibile in ambiente domestico e non, consentono di affrontare i “pieni” corali e gli acuti importanti di Carreras senza minimante scomporsi.


Passiamo a un disco forse non noto e diffuso come invece meriterebbe. Si tratta di un Cd DG dedicato ad alcune composizioni del compositore russo Rodion Shchedrin, nato nel 1932, vivente all’epoca dell’incisione di questo disco nel 2001, ma oggi da non molto scomparso. Ad eseguire è il grande direttore Mikhail Pletnev alla testa della Russian National Orchestra.

Il programma in esame è la interessantissima suite dai temi della Carmen di Bizet, scritta per grande orchestra d’archi e un nutrito numero di percussioni.

La caratteristica saliente di questa registrazione è la MOSTRUOSA macro dinamica. Una formazione di oltre 60 archi è in grado di generare pianissimi al limite dell’udibile, ma anche fortissimi devastanti. Se poi si aggiunge un set di percussioni estremamente articolato, e dirompente, il risultato finale è un disco quasi irriproducibile da sistemi “piccoli” e/o poco potenti/efficienti.

Le Neumann, con i loro quasi mille sanissimi watt in classe AB (scaldano come sfufe…) non se ne preoccupano e offrono una performance dinamica in grado di impensierire solo i vicini di casa…

Ma, battute a parte, la VERA importanza critica di questa registrazione è proprio per la varietà timbrica che la scrittura di Shchedrin richiede agli interpreti. Ricordate la mia “sfuriata” di qualche riga fa sui preconcetti descrittivi assolutisti dei “bravi recensori” riguardo alla timbrica degli archi? Ecco, questo disco sta lì a smentirli, e demolirli, uno per uno. Perchè, a seconda dei momenti, i violino appaiono morbidissimi e lievi, oppure aggressivi e stridenti. Le viole sanno essere dolci come il miele, oppure sgradevoli e graffianti. Non parliamo dei contrabbassi e dei violoncelli.

… E ALLORA? Come la mettiamo con le definizioni assolute, marmoree e immutabili delle orecchie d’oro che sanno tutto loro? Fatemi ridere, per non piangere…

Fatto sta che ancora una volta le Neumann, che se ne fregano del parere dei guru de noantri, stanno lì e fanno il loro dovere, e quando devono dirti che gli archi graffiano, te lo dicono, così come quando devono dirti invece che gli archi ti stanno carezzando con grazie e pudore. E complimenti ai sound engineers  (che in questo caso sono Christian Gansch e Rainer Maillard) che sono riusciti a documentare al meglio tutto ciò. E agli interpreti che hanno saputo assecondare i desiderata del compositore.

Le percussioni, gran cassa, timpani, gong, legni e legnetti vari, nacchere comprese, metalli e metallini, fanno godere risvegliando i bassi istinti per impatto e realistica dimensione sonora.


Infine, il mio disco.

Si tratta del bellissimo “Jazz Nature”, penultima produzione di e con Lucia Minetti, interamente dedicata ai grandi standard del jazz americano, eseguiti in versione “cameristica”, voce, chitrarra classica e contrabbasso.

La registrazione, per precisa volontà di Lucia e mia, è stata realizzata rigorosamente in diretta, ma anche mixata e masterizzata subito in dominio analogico direttamente su master stereo digitale a 88.2kHz/24bit PCM lineare utilizzando il leggendario ADC Prism Sound Dream AD-2.

Ho utilizzato pochissimi microfoni, e il suono si basa essenzialmente sulla coppia stereo A-B principale e poi sui close, tutti Ribera R12 e R47, valvolari. Preamplificazione microfonica Millennia Media HV-3C e console di missaggio analogica Neve 8816.

Come si usava un tempo, il primo giorno è stato dedicato esclusivamente a trovare il corretto bilanciamento dei microfoni e dei dosaggi di mix, proprio perchè si era deciso che una volta fatto, questo suono non sarebbe mai più stato modificato. E per verificare questi “aggiustamenti” ho utilizzato sia le mie cuffie di riferimento Beyerdynamic T-2 MKII che i piccoli monitor  Neumann KH-120.

Bene, le KH-420 ancora una volta mi confermano che so fare il mio lavoro: non noto clamorose differenze rispetto all’ascolto con le Genelec 1037c con cui feci il mastering monitor finale due anni fa, ma comunque differenze significative.

Ad esempio, la timbrica sia della voce che degli strumenti è ancora più precisa e l’ambiente naturale dello studio di Preganziol ancora più naturalmente delineato, grazie evidentemente alla maggiore capacità di ricostruzione del dettaglio e delle informazioni a basso livello non disgiunte da una maggiore estensione verso l’alto della risposta in frequenza delle Neumann rispetto alle Genelec.

E poi noto quei microspostamenti nell’immagine sonora delle voce di Lucia legati alla ripresa stereo di riferimento: un essere umano nella realtà si muove… e quando una voce è sempre e perfettamente immobile al centro della scena, significa che la ripresa, semplicemente non è naturale e non si basa su un sistemna di repesa stereofonico di riferimento on stage…

Il contrabbasso sa essere secco e veloce negli assoli suonati sulle note alte e gonfio e morbido nei bordoni di accompagnamento… ancora una volta, vedi sopra… i guru de’ noantri…


Eccoci dunque alla conclusione, che sarà secca e con pochi fronzoli.

  • Le Neumann KH-420 sono diffusori esenti da difetti? SI’ certamente.
  • Le Neumann KH-420 sono quindi i diffusori ideali, punto di arrivo? Per me e per chi intende l’ascolto come me, certamente SI’, senza dubbio.
  • Le Neumann KH-420, quindi, sono migliori anche delle ATC di cui hai tessuto le lodi un mese fa? No, sono ad esse perfettamente equivalenti.

That’s All, Folks!

Marco Lincetto

A proposito di Marco Lincetto

Marco Lincetto è il fondatore di Velut Luna. Nasce a Padova nel 1961, figlio del grande compositore e pianista Adriano Lincetto, scomparso appena cinquantanovenne nel 1996. Suona il clarinetto, si diploma al liceo classico e per qualche anno studia giurisprudenza a Bologna. Prima di dedicare interamente la sua vita alla Musica, lavora per diversi anni come fotografo professionista. Specializzato in ritrattistica e foto di reportage, è stato allievo di Franco Fontana e nella seconda metà degli anni ’80 si forma alla bottega di Pino Settanni a Roma. Dal 1995 è alla guida di Velut Luna nei molteplici ruoli di imprenditore, produttore e ingegnere del suono (o, come lui ama definirsi, tonmeister). Oltre che per Velut Luna, è accreditato nei ruoli di Sound Engineer ed Executive Producer per etichette discografiche quali Decca, Cpo, Chandos, Brilliant Classic, ARTS, E1 Music/Koch International Classics, Universal e molte altre.

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