Prima Parte

Io ci ho provato.

Ma proprio non riesco a impratichirmi del “lessico audiofiGo ortodosso”: sì, quello deglii “alti_setosi” e dei “bassi _rugosi”. Perdonatemi.

Quindi scriverò come sono capace di fare. My way… al solito.

Ricapitolando: dopo la bellezza di 15 anni e mezzo di felice convivenza col sistema di diffusori amplificati Genelec serie 1037 -31 + sub 7070, mi sono deciso a cambiare.

E io odio cambiare ciò che funziona. E le Genelec funzionavano perfettamente, come il primo giorno in cui sono entrate in studio. Tanto che ora ne gode un amico che le ha comprate.

Ma “Le Cose Cambiano”, come recitava un bel film diretto da David Mamet qualche anno fa. Si evolvono.

Si evolvono soprattutto le conoscenze, che inevitabilmente – nelle persone attente e intelligenti, quale senza nessun dubbio mi reputo io stesso – portano a cambiare, la sensibilità e di conseguenza le scelte. Almeno alcune scelte.

Traducendo tutto ciò nella mia professione di sound engineer, o per meglio dire “balance engineer”, che preferisco, è inevitabile che questa evoluzione spinga a cambiare almeno un po’ gli strumenti di lavoro. E’ innegabile che una mia registrazione di OGGI sia un po’ differente da una mia di vent’anni fa.

E non è un caso che a fianco agli strumenti che usavo allora se ne siano aggiunti altri, e altri ancora abbiano proprio sostituito alcuni dei vecchi. Mi riferisco ai microfoni, ai pre microfocnici, ai mixer, ai convertitori AD e DA.

Restava ancora fermo il cosiddetto “comparto degli ascolti”. Quest’estate ho iniziato cambiando il sistema di near field, facendo arrivare le favolose Neumann KH310 sul banco regia. Prima svolta sostanziale.

Oggi finalmente, dopo lunghissime e attente riflessioni e prove sia in giro per il mondo sia direttamente a casa mia, ho sostituito anche il sistema di ascolto come si dice “main”. E non è un sistema da poco visto che serve sia per il monitor finale dei miei progetti in formato stereo, ma anche multi-ch, oltre a fornire l’audio del mio non indifferente sistema video.

PERCHE’ HO SCELTO NEUMANN.

Le scelte in campo sono state fin da subito solo fra tre marchi: oltre a Neumann erano in ballo ovviamente Genelec, per tradizione e conoscenza, e poi l’ammiraglia ATC.

Genelec è stata scartata subito per una scelta assolutamente scriteriata da loro compiuta negli ultimi anni, ovvero l’abolizione dell’ingresso analogico puro da TUTTI i loro diffusori.

La casa finlandese ha saltato il fosso e ha deciso di proporre sistemi pesantemente condizionati dai loro DRC integrati e quindi tagliando fuori il mondo analogico puro.

Certo, in realtà mantengono l’ingresso analogico: MA il segnale viene poi immediatamente convertito in digitale da AD interni al diffusore… Della serie: io mi sbatto per scegliere e calibrare una conversione come piace a me e loro se ne strafregano andando a riconvertire il segnale con un convertitore di cui nulla so… Senza contare che ormai la famosa evoluzione di cui parlavo all’inizio mi ha portato ad un ritorno PESANTE al mondo analogico, al punto che ogni fase di produzione dei miei progetti si svolge per il 90% in dominio analogico. I sistemi digitali li uso giusto per l’acquisizione del segnale in registrazione e poi per il trasferimento del segnale processato in dominio analogico di nuovo nel mondo digitale per poter “stampare” il CD o il file HD. E capite bene, quindi, quanto ANCOR PIU’ diventano rilevanti i convertitori ADDA in un modo di lavorare come il mio… Io mi sbatto ad usare i migliori Prism Sound e Lynx, per poi dover ascoltare, ovvero “monitorare” il risultato finale con UN’ALTRA conversione AD fatta da “che-cazzo-ne-so-io”? No, mi spiace.

E non parlatemi di plug in, di diavolerie di processori digitali vari… io uso SOLO MACCHINE ANALOGICHE… E considerate che solo il mio singolo equalizzatore MASELEC MEA-2 costa di più di un intero sistema Pro Tools HD attrezzato con tutti i suoi cazzi-&-mazzi digitali… per dire…

Quindi… Genelec out, subito.

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Diverso il discorso per ATC.

ATC sono le regine assolute e incontrastate del monitoring a livello mondiale.

Non esiste un sistema migliore in circolazione. Le consoco e le amo da sempre, e l’amore è diventato immortale dopo un pomeriggio passato insieme a Doug Sax nel suo studio circa 10 anni fa, in compagnia delle sue SCM150. Punto.

Qual è dunque il problema? Sostanzialmente logistico ed economico.

In primis, un sistema 5.1 è da FOLLI pensare di acquistarlo “sulla carta”: o lo provi, bene e a lungo, nel tuo ambiente, qualunque esso sia, oppure il rischio di farsi MOLTO male è dietro l’angolo.

L’ascolto della musica è condizionato in modo ESIZIALE e definitivo sia dal sistema che la produce, sia, alla pari, dall’ambiente in cui viene riprodotta. FISSATEVI BENE IN TESTA QUESTA AFFERMAZIONE, che non è un semplice parere, ma una VERITA’ ASSOLUTA. E regolatevi di conseguenza.

Ebbene: per mille e un motivo, di cui non imputo “colpe” a nessuno, tantomeno al DISPONIBILISSIMO, e amico, distributore italiano che pure aveva fatto uno sforzo di ricerca per accontentarmi, non è stato possibile provare il sistema ATC configurato come volevo io, a casa mia.

E poi, il costo… Come ben noto, io NON sono Zio Paperone… e il sistema ATC corrispondente a quello che ho acquistato costa esattamente il doppio del Neumann stesso…

FORSE, e dico FORSE, se avessi avuto l’occasione di provarlo a casa mia e la prova fosse risultata ENTUSIASMANTE, avrei potuto provare a indebitarmi per acquistarlo… ma forse anche no… Insomma: troppi “forse”.

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E quindi Neumann!

Ho potuto provarle a casa mia in configurazione pressochè definitiva grazie all’aiuto del mio “broker” di fiducia ovvero l’amico Giuliano Bastianello e poi anche grazie ad un altro caro amico che risponde al nome di Fulvio Strain, che mi ha portato a casa, lo scorso agosto, la sua coppia di 420 che ho potuto quindi “studiare”, integrata alle altre Neumann che già avevo in casa, per ben due giorni. Due giorni che hanno fugato ogni dubbio…!

DESCRIZIONE.

Il sistema è così composto: 3x KH420 come Front L + Front C + Front R e poi 2x KH310 come Rear L + Rear R e infine 1x KH810 subwoofer con bass management system 7.1.

Le front L + R sono usate anche come sistema di riferimento per l’ ascolto in stereofonia. Per questo motivo ho scelto un posizionamento di “compromesso” rispetto ai dettami del 5.1 classico che richiederebbe – da “sacri codici” – un’angolazione di tali diffusori a 30° rispetto al punto d’ascolto.

Io invece ho scelto di mantenere anche per il multi-ch il posizionamento “Standard/Lincetto” per lo stereo, con inclinazione a 45° rispetto al vertice del triangolo, che pure si pone 70 cm davanti al punto di ascolto reale. Nel mio ambiente, ma più in generale quasi sempre, questa disposizione (con piccole varianti rispetto agli ambienti differenti, purchè naturalmente “sani”…), consente di ottenere uno sviluppo dell’immagine sonora formidabile nelle tre dimensioni e in particolare in profondità, facendo letteralmente sparire i diffusori e disegnando l’immagine sonora splendidamente estesa a partire da subito dietro i diffusori stessi. Paradossalmente (…o forse no…) anche nell’ascolto multicanale, film compresi, questo porta vantaggi di naturalezza incredibili rispetto al canonico posizionamento previsto dai “codici”. E i tanti che sono venuti a vedere e “ascoltare” film a casa mia possono testimoniarlo…

PERCHE’ HO VOLUTO CAMBIARE LE GENELEC

Ne ho parlato altre volte. Ma lo ribadiamo qui.

L’aspetto che non riuscivo più ad accettare delle 1037 era una riproposizione degli archi un po’ troppo spigolosa e squadrata e la riproposizione delle voci, sia maschili che femminili troppo… bella!

Se il primo problema appare per quello che è così come descritto, ovvero “un problema”, il secondo non sembrerebbe essere tale. Ma nel caso di chi lavora, invece lo è.

La riproposizione delle voci con Genelec è terribilmente ruffiana: le portano in leggera evidenza, le arrotondano, le rendono SEMPRE bellissime… E questo non va bene quando devi capire in sede di mastering finale come stanno REALMENTE le cose…

Insomma: il mio lungo percorso di evoluzione nel mondo della scoperta del “suono” mi ha portato a capire ogni giorno di più qual è “il suono”. La somma di decine di migliaia di esperienze sonore nei più differenti contesti ambientali reali, al confronto con la musica VERA suonata da musicisti VERI in ambienti REALI, per più di trent’anni di esperienza professionale e altri venticinque anni di esperienza di vita… mi ha progressivamente affinato la sensibilità nel saper riconoscere la VERITA’ da una realtà alternativa, magari pur bella, ma non strettamente attinente alla realtà VERA.

Ecco quindi che, invece, sia Neumann, sia ATC, si sono dimostrate quelle che più si avvicinano a questa realtà VERA.

Guardate che io sto parlando di un concetto che viene QUASI SEMPRE frainteso dagli audiofighi, ovvero il concetto di TRASPARENZA. Quando pronunci questa parola ad un audiofiGo, i suoi due neuroni vanno in agitazione e la associano ad un altro concetto che assolutamente NON C’ENTRA NULLA, ovvero suono “chiaro”,” freddo”, etc.etc.etc.

E questi sono i malcostumi del famoso “lessico audiofiGo” inventato da alcuni guretti del “giornalettismo aifai” degli anni ’80 e ’90… Uno in particolare… Ma non fatemi aprire polemiche verso personaggi  per fortuna cancellati dalla storia…

Comunque… TRASPARENZA, in campo audiofiLo, significa nè più nè meno che quello che significa nel dizionario della lingua italiana: una sorta di “finestra aperta” sul suono, che non frappone cioè filtri di sorta e ti fa “vedere” i suoni per come sono nella realtà. Se saranno “caldi” te li farà ascoltare caldi, se saranno “freddi” te li farà ascoltare freddi. E così via.

Ecco: questo fanno le mie nuove Neumann. E questo è ciò che cercavo da almeno tre / quattro anni a questa parte, ovvero da quando il mio modus operandi ha preso una accelerazione definitiva nel mondo analogico.

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E mo’?

Devo ora forse raccontarvi quanto liquidi sono gli archi del quartetto Echos e quanto tridimensionale è la voce di Lucia Minetti nel nuovissimo disco Velut Luna “heart/strings”?

Di come Lara Cavalli Monteiro e David Beltran Soto Chero si materializzino nella mia sala d’ascolto con la voce dell’una e la chitarra dell’altro?

Oppure di quanto “vera” sia l’astronave di Star Wars che mi passa sopra la testa per andare a bombardare la corazzata dell’Impero e di come sia “reale”, in carne e ossa in senso stretto, mia mamma che allarmata scende dal piano superiore per dirmi: “Esci! Esci! che c’è il terremoto!!!”

Dai, anche no. Credo che possiamo concludere la recensione qui…

Anzi no: chiudo dicendo che questo è con tutta probabilità il mio ultimo sistema d’ascolto.

Sì, perchè io ho quasi 59 anni e considerando almeno altri 15 di utilizzo più o meno garantito, fanno 74… e AMMESSO CHE CI ARRIVI  VIVO E IN ACCETTABILE  SALUTE a 74 anni (ipotesi remota), credo che a quel punto avrò altro da fare che non monitorare dischi…

Avrò, citando il sommo poeta di Pavana: “…da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo”

A bientot mes amis!

Marco Lincetto

A proposito di Marco Lincetto

Marco Lincetto è il fondatore di Velut Luna. Nasce a Padova nel 1961, figlio del grande compositore e pianista Adriano Lincetto, scomparso appena cinquantanovenne nel 1996. Suona il clarinetto, si diploma al liceo classico e per qualche anno studia giurisprudenza a Bologna. Prima di dedicare interamente la sua vita alla Musica, lavora per diversi anni come fotografo professionista. Specializzato in ritrattistica e foto di reportage, è stato allievo di Franco Fontana e nella seconda metà degli anni ’80 si forma alla bottega di Pino Settanni a Roma. Dal 1995 è alla guida di Velut Luna nei molteplici ruoli di imprenditore, produttore e ingegnere del suono (o, come lui ama definirsi, tonmeister). Oltre che per Velut Luna, è accreditato nei ruoli di Sound Engineer ed Executive Producer per etichette discografiche quali Decca, Cpo, Chandos, Brilliant Classic, ARTS, E1 Music/Koch International Classics, Universal e molte altre.

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