Capita ormai veramente di rado che dedichi un mio commento scritto ad opere discografiche che non siano prodotte da me stesso. Il tempo è sempre più stretto e ridotto, gli impegni sono moltissimi e faccio fatica a seguire anche solo le mie molte faccende… Tuttavia esistono motivate eccezioni per cui anche il mio tempo, rubato, si deve fermare ed io mi devo ritemprare e ricaricare di nuove energie. Questo accade quelle rarissime volte che nello sconfinato e arido deserto che è il mondo della musica di oggi, compare un’oasi di verde e rigogliosa bellezza. Ovvero, fuor di metafora, quando sul mercato italiano compare finalmente un disco degno di essere ascoltato, goduto, assimilato.

E questo accade ogni tanto, ma sempre quando Vinicio Capossela offre al pubblico una sua nuova opera.

Capossela è innanzitutto un genio, vero, senza che questo termine sia usato come un’iperbole. Poi è un autore ed un creativo che usa nelle sue opere musica, sicuramente, ma anche testi, in prosa ed in poesia, ed infine, non da ultimo, immagini, danze e scenografie. Tutto, sempre, finalizzato a raccontare storie e, soprattutto, emozioni.

VincicioLa carriera di Capossela è ormai lunga ed ha attraversato varie fasi: dagli inizi squisitamente cantautorali, pur meravigliosi da subito e già poco o nulla derivativi. Fino alla svolta di opere come “Ovunque Proteggi” (che possiamo già indicare come diretto progenitore di questo “Canzoni della Cupa”) e tutte le successive, fino all’immaginifico “Marinai, Profeti e Balene”.

Subito prima di queste Canzoni della Cupa, Vinicio ci ha offerto un altro affascinante viaggio nella tradizione popolare della grande madre Grecia, con quel bellissimo “Rebetiko Gymnastas” ammantato anche di non poche e non velate valenze politiche. Ma è con quest’ultimo album che l’autore nato ad Amburgo, raggiunge la piena maturità  e crea il suo indiscutibile capolavoro della seconda e più matura fase del suo percorso artistico.

In questo disco esiste una perfetta fusione fra l’indiscusso talento musicale e la sua felicissima penna: nella complessa “confezione/packaging” di Canzoni della Cupa, trovano spazio infatti i due CD di cui si compone l’opera, ma anche due ricchissimi libretti in cui sono presentati tutti i testi (poesia) ma anche un racconto in prosa che ci spiega il senso di questo lavoro, nello stile personalissimo che abbiamo potuto apprezzare nei suoi romanzi degli anni passati. Ultima premessa interessante è che i due CD di cui si compone l’opera sono intanto stati registrati in tempi lontani fra loro: Polvere, che è il preludio ad Ombra, in una sessione di registrazione nell’ormai lontano 2003 ed Ombra, appunto, nel 2015.

Vinicio Capossela ci racconta e contemporaneamente celebra un inno alla canzone popolare e lo fa con un percorso, lineare, che parte dalle ballate popolari tradizionali del primo CD “Polvere”, tutte costruite sui testi originali della tradizione Lucana, e sulle nenie e melodie semplici ma articolate che accompagnavano quei testi, per arrivare ad Ombra, in cui quei brani della tradizione si trasfigurano nell’originalità dei componimenti poetici e musicali dello stesso Capossela. Operazione che finisce con il trasfigurare il tutto in un concept unitario ed assolutamente unico nel suo genere.

L’aspetto più interessante di questo lavoro è in ogni caso la capacità di sintesi di Capossela, che in qualche modo fonde in questi brani essenze ed umori che pur saldamente ancorati alla tradizione Lucana oggetto dell’omaggio, utilizzano con estrema disinvoltura echi musicali che provengono da altre tradizioni popolari, solo apparentemente lontane, come il tex-mex, ma che invece stanno lì a dimostrarci quanto sia universale ed alla fine comune, il linguaggio dei popoli del Mondo.

Non irrilevante ed anzi essenziale è la tipologia della registrazione e degli strumenti utilizzati negli arrangiamenti. Fatta eccezione per qualche sporadica, ma penetrante, apparizione del pianoforte ed in un paio di occasioni di campionamenti elettronici che rimandano ai tipici bassi di bordone, tutti i suoni sono affidati alle corde ed alle percussioni con brevi squarci di luce di tre trombe dal sapore mariachi.

E poi appunto, il suono. Che è un suono meraviglioso: zero compressione “superflua ed aggiunta” e moltissima dinamica servono su un piatto d’argento i chiaroscuri del messaggio musicale, con la voce di Vinicio quasi sempre gigantesca e ravvicinatissima, quasi che il microfono Ribera posizionato dal grandissimo Taketo Gohara, vada direttamente ad esplorare le pareti della laringe di Capossela; la sua voce ha così veramente la funzione del “narratore”, con tutta la forza evocativa del viaggiatore all’interno dei segreti più oscuri delle trazioni più remote dei popoli più antichi.

Il “bravo recensore” a questo punto tirerebbe le somme con le pagelline: una cosa che io da sempre odio… Mi limito dunque a sottolineare come questo album rappresenti il massimo capolavoro di tutta la discografica finora realizzata da Capossela. Che sia di gran lunga, ma PROPRIO DI GRAN LUNGA, il miglior disco uscito in Italia, e fra i migliori usciti mondo, da almeno tre anni a questa parte. E che la registrazione ci offra semplicemente il miglior suono oggi possibile su disco, in assoluto.

 

Marco Lincetto

A proposito di Marco Lincetto

Marco Lincetto è il fondatore di Velut Luna. Nasce a Padova nel 1961, figlio del grande compositore e pianista Adriano Lincetto, scomparso appena cinquantanovenne nel 1996. Suona il clarinetto, si diploma al liceo classico e per qualche anno studia giurisprudenza a Bologna. Prima di dedicare interamente la sua vita alla Musica, lavora per diversi anni come fotografo professionista. Specializzato in ritrattistica e foto di reportage, è stato allievo di Franco Fontana e nella seconda metà degli anni ’80 si forma alla bottega di Pino Settanni a Roma. Dal 1995 è alla guida di Velut Luna nei molteplici ruoli di imprenditore, produttore e ingegnere del suono (o, come lui ama definirsi, tonmeister). Oltre che per Velut Luna, è accreditato nei ruoli di Sound Engineer ed Executive Producer per etichette discografiche quali Decca, Cpo, Chandos, Brilliant Classic, ARTS, E1 Music/Koch International Classics, Universal e molte altre.


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